S-atanasio

Salcerella

Lythrum Salicaria, L.

DESCRIZIONE: Fusto eretto (60-100 cm.); rigido, semplice con 4-6 angoli; foglie sessili opposte o terne lanceolato-acute (5-8 cm.); fiori porporini assai grandi in spiga terminale interrotta alla base; calice con 6 denti interni triangolari e 6 esterni lesiniformi; petali lineari ellittici; cassula ovale bislunga.

H: luoghi paludosi e lungo i fossi acquitrinosi.

P: le sommità fiorite.

F: Litracee.

Le sommità fiorite contengono tannino, mucillaggine; quindi possiedono proprietà astringenti, sedative, emostatiche. E’ ottimo astringente nelle enteriti, nei flussi di sangue, nelle diarree infantili, nelle perdite uterine, nelle piaghe e nelle ferite. Si fa 1’infuso di 30-40 gr. di sommità

fiorite, in un litro d’acqua, o 5-6 gr. di pianta secca polverizzata. E’ pure usata in tutte le emorragie (nasali, boccali, intestinali, uterine), e sulle piaghe, applicandovi le foglie peste.

Salice

Salix alba, L.

NoMI DIALETTALI: Salgar, Feleri, Salgher, Salgaro, Saloci, Salghiar, Salecia.

DESCRIZIONE: Albero o arboscello; foglie lanceolate, acuminate, sericee, massime al di sotto; stipole lanceolate piccole; squame degli amenti caduche; stili 2; stipite della cassula = alla glandola.

H: nei luoghi umidi e lungo i corsi d’acqua fino alla zona montana.

P: la corteccia.

F: Salicacee.

La corteccia è assai astringente, ha proprietà antipiretiche (contro la febbre) antireumatiche, ed e succedanea al chinino nelle febbri malariche. Si fa il decotto di 60 gr. in un litro di acqua. Si adopera anche nel cicatrizzare le piaghe e le ulceri, lavandole mattina e sera. Per i fiori bianchi si fanno le iniezioni.

Salvastrella

Poterium Sanguisorba, L. TAV. 12 – N. 88

DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-100 cm.); foglie imparipennate con 9-25 foglioline rotondate od ovali seghettate; fiori in capolino ovale o quasi tondo; i femminei nell’apice, gli ermafroditi nel mezzo e i maschi alla base; achenio ovato – tetragono.

H: nei prati e lungo le strade fino alla zona subalpina.

P: foglie e radici. F: Rosacee.

La sanguisorba è eccellente insalata nutritiva e rinforzante. Per le sue proprietà astringenti e diuretiche, si fa il

decotto di 30 gr. di radici in un litro d’acqua, o l’infuso delle foglie nella stessa dose, contro la diarrea infantile e per promuovere 1’orinazione. Dal nome latino «Sanguisorba» (assorbente il sangue), è certo che essa giova assai nelle mestruazioni troppo abbondanti, nelle ferite aperte e nelle affezioni intestinali.

Salvia

Salvia officinalis, L.

Pianta da tutti conosciuta, ma non meritamente apprezzata.

H: coltivata; raramente inselvatichita.

P: le foglie e sommità fiorite.

F: Labiate.

La fama del valore medicinale di questa pianta e riconosciuta fino dall’antichità; ma essendo molto usata nei cibi, nei condimenti, nei liquori, non le si dà quel posto che merita. Si fa 1’infuso dai 30-40 gr. in un litro d’acqua, per ridurre i sudori di tisici e dei reumatici, per stimolare le funzioni del cuore e la circolazione del sangue. Quale gargarismo serve nell’angina, nelle affezioni di bocca e di tutto 1’apparato respiratorio, come pure nella tosse e nei catarri. Il the si lascia riposare per mezz’ora, prima di prenderlo. Per uso esterno, si usa l’impacco di foglie nei tumori e ulceri ai piedi e alle ascelle. Carbonizzando una corteccia di pane, ridotta in polvere, e mescolandovi polvere di foglie di salvia, si ottiene un ottimo dentifricio. Anche i bagni, fatti con le foglie di salvia macerate nell’acqua, rinforzano il tessuto muscolare.

Della Salvia fu detto: Salvia salvatrix, naturae consiliatrix, – e 1’altro distico: cur moriatur homo, cui crescit salvia in horto? – però trovando la frase esagerata, il poeta soggiunge: Contra vim mortis, non est medicamen in hortis!

Sambuco

Sambucus nigra, L.

NOMI DIALETTALI: Sambuc, Sauc, Saugo, Samugo, Saudar.

DESCRIZIONE: Fusto legnoso (2-5 m.); foglie pennato-sette con 3-4 segmenti ovali lanceolati, lungamente acuminati, seghettati; stipole piccolissime; cime prime ramificazioni quinate; fiori bianchi, i laterali sessili; bacche nere.

P: i fiori, i frutti, le foglie e la corteccia interna.

R: i fiori, sempre in tempo asciutto,

F: Caprifogliacee. Il sambuco ha proprietà sudorifere, lassative, diuretiche, risolventi. Si fa 1’infuso dei fiori nella dose di 15 gr. in 1/2 litro d’acqua, quale sudorifero, per favorire la secrezione lattea. Dissolve i catarri, calma i crampi cagionati da funzione cutanea irregolare; e indicato nei raffreddori e nel sudore retrocesso. Essendo sudorifero, si usa con buon effetto nei mali reumatici, nella raucedine, nei catarri nasali, bronchiali, polmonari e nelle infiammazioni di petto. I fiori freschi si tuffano intieri nell’olio bollente, si polverizzano con zucchero, e si servono a tavola. Eccellenti, se presi col the o caffè. Il «Rhoob Sambuci» si prepara prendendo le bacche ben pulite; e, liberate dai peduncoli, si mettono a cuocere. Appena esce il sugo, si filtrano con tela; indi si cuoce il sugo, agitando, fino a consistenza sciropposa. Raffreddato, si versa in vasi di creta. Un cucchiaio in un bicchier d’acqua, dà una bevanda rinfrescante; purifica il sangue, il ventricolo e agisce favorevolmente sui nervi. Le foglie e i germogli giovani preparati come insalata con olio e aceto, servono a purificare il sangue e il ventricolo. Le bacche secche calmano la diarrea, Foglie, fiori e germogli bolliti nel latte, formano un gargarismo per 1’ugola infiammata, per le tonsilli, per le infiammazioni catarrali, della gola. Il decotto della corteccia della radice, specialmente quella interna, e indicatissimo contro 1’idropisia. Il Kneipp assicura che non vi è

alcun mezzo piu efficace che questo decotto per far uscire maggiore quantità di acqua. Anche il famoso medico senese, Andrea Mattioli, nel 1564 ordinava questa corteccia, cotta nel vino. Anzi voglio notare qui, per chi non lo sapesse, che questo benemerito medico è morto a Trento, e sepolto nel nostro Duomo. Ne fa testimonio anche la grande lapide murale nella parete interna, a destra di chi entra dalla porta principale della Basilica di san Vigilio.

Sambuco (vino di)

In 4 litri di acqua si mette un quarto di litro di aceto, un quarto di chilo di zucchero, 4-6 ombrelle (fiori) di Sambuco. Questa miscela si mette a macero in un recipiente per 4 giorni. Indi si leva la schiuma, si filtra e si mette in bottiglie ben turate. E’ un vino eccellente per la sete.

Sambuco montano

Sambucus racernosa, L.

DESCRIZIONE: Fusto legnoso (2-4 m.); foglie pennato-sette con 3-7 segmenti ovali lanceolati, acuminati, seghettati; stipole nulle o piccolissime; fiori biancastri in pannocchia; bacche globose rosse.

H: nei boschi freddi e sassosi della zona montana e subalpina.

P: foglie, frutti, corteccia.

F: Caprifogliacee.

Anche questa specie di sambuco possiede le proprietà del sambuco Ebbio, ma forse un poco troppo violente. Quindi usarne con discrezione.

Santolina

Santolina Chamaecyparissus, L.

DESCRIZIONE.: Pianta suffruticosa, hiancastra o verdognola (20-60 cm.) con cauli sdraiati o ascendenti, a rami eretti, semplici numerosi, muniti di fascetti di foglie ascellari; foglie disposte a 4-6 serie, picciolate, grassette, dentato-pettinate; capolini gialli globoso-depressi; peduncoli lunghi fogliosi inferiormente, nudi all’apice, solitari.

H: spontanea nella zona arida del Mediterraneo; da noi coltivata.

P: la parte superiore e i capolini.

F: Composte.

Questa pianticella ha forte azione antielmintica specialmente nei vermi dei bambini. Si prescrive la polvere dei capolini in dose di 2-4 gr. in una tazza d’acqua, o 1’infuso delle foglie nella stessa quantità.

Santoreggia

Satureia hortensis, L.

NOME DIALETTALE: Peverella.

DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (10-30 centimetri); foglie lineari lanceolate, punteggiato-glandolose, molli; fiori in verticillastri un po’ unilaterali e i superiori quasi a spiga; calice con 10 nervi; corolla appena più lunga dei denti del calice.

H: coltivata negli orti.

P: la pianta intera.

F: Labiate.

Questa pianta è assai pregiata per 1’industria dei liquori. Nella medicina familiare si usa l’infuso di 20 gr. in un litro d’acqua, contro i vermi dei bambini, nelle coliche, e nelle vertigini. Per uso esterno si fanno impacchi sui tumori e lavaggi sulle ferite.

Saponaria

Saponaria officinalis, L.

DESCRIZIONE: Fusti eretti (40-60 cm.); foglie lanceolate, acute, binervie, opposte; fiori grandi in fascetti; calice cilindrico glabro; petali roseo pallidi con 2 squame presso la fauce; cassula molle.

H: nei luoghi umidi, erbosi della zona collina e montana.

P: la radice e le foglie.

F: Cariofillacee.

La saponaria ha proprietà espettoranti, depurative, antireumatiche. Si usa il decotto di 60 grammi di radici in un litro d’acqua. Questo decotto si prende a bicchierini, tre volte al giorno dopo il pasto. Serve nella cura dei reumatismi, della gotta e della sifilide. Giova pure nei catarri, nei raffreddori e negli ingorghi di stomaco, di fegato e di milza; nelle malattie delle mucose polmonari e intestinali; e per uso esterno: nelle eruzioni cutanee croniche, nei tumori e nell’artrite.

Scolopendrio

Scolopedrium officinale (vulgare), Sm.

DESCRIZIONE: Foglie lanceolato-lineari (20-40 cm.); cuoriformi alla base, intiere con nervature ramificate fin dalla base.

H: luoghi umidi, ombrosi, negli anfratti delle rocce e delle valli strette e profonde.

P: le foglie e le radici.

F: Felci.

Questa felce, che in qualche luogo si coltiva come ornamentale delle stanze per le sue foglie lucide, lanceola- te, fino a raggiungere la lunghezza di 40 cm., piu appariscenti dll’aspidistra, ha proprietà astringenti, per il molto tannino che contiene. Si fa 1’infuso di 20 gr. in un litro d’acqua, per gargarismi, colluttori, lavaggi per mali di denti, di bocca e di gola.

Scrofularia maggiore

Scrophularia nodosa, L.

NOMI DIALETTALi: Erba mora, Erba bruna, Erba da moroidi, Sesene, Erba da le balotole.

DESCRIZIONE: Pianta glabra; radice tuberoso-nodosa; fusto eretto tetragono ad angoli acuti, foglie cuoriformi ovali, doppiamente dentate con piccioli senz’ale; lobi del calice ovato ottusi, con margine scarioso stretto.

H: nei luoghi incolti, lungo le strade di campagna.

P: la pianta intera.

F: Scrofulariacee.

La pianta esala un odore acre nauseante. Tuttavia essa entra nella medicina popolare come emetico, purgativo e antiscrofoloso. Anzi gli antichi empiristi la prescrivevano come rimedio infallibile contro le scrofole; da qui il nome di Scrofularia. Si fa 1’infuso di 30 gr. della radice in un litro d’acqua. Con le foglie si fanno empiastri, nelle enfiagioni delle estremità.

Sedano di monte

Levisticum offic., Koch

DESCRIZIONE: Fusto eretto, grosso, cavo, ramoso in alto (1-2 m.); foglie grandi lucenti bi-tripennate, a segmenti grandi romboidali inciso lobari in alto, cuneiformi alla base; fiori gialli in ombrella con 6-12 raggi; involucro di più foglioline riflesse, frutto bislungo.

H: coltivato e qua e là inselvatichito.

P: la radice.

F: Ombrellifere.

La radice ha proprietà carminative, emmenagoghe e diuretiche, simile a quelle dell’Angelica. Si fa l’infuso del 10-15% nell’acqua. Fu adoperata anche quale gargarismo nel mal di gola.

Semprevivo

Semperz ivum tectorum, L. TA V. 6– N. 42

NOMI DIALETTALI: Articiochi selvadeghi, Fiori del sass, Capussati de croz, Barba de beco.

DESCRIZIONE: Foglie bislungo-ovate, acuminate, carnose, glabre, cigliate nei margini; fusto florido, (alto 30-50 cm.); fiori rosei in spighe scorpioidi, formanti un corimbo terminale; petali acuminati.

H: nei luoghi asciutti, soleggiati, sulle rocce e sui muri.

P: le foglie.

F: Crassulacee.

L’infuso delle foglie provoca 1’orinazione; applicate all’esterno giovano nella cura dei calli, delle verruche cutanee e come detersivo nelle ulceri. Simili proprietà hanno pure i diversi Sedum.

Sigillo di Salomone

Polygonatum oulg., L.

DESCRIZIONE: Rizoma orizzontale, carnoso; fusto angoloso, eretto glabro; foglie distiche, ellittiche, glaucescenti di sotto; fiori solitari ascellari, perigonio ristretto alla base; filamenti glabri.

H: luoghi rocciosi e selvatici.

P: il rizoma.

Famiglia: Liliacee.

La radice e usata per preparare cataplasmi contro le contusioni, calli, pori, paterecci.

Solatro

Solanum nigrum, L.

NOMI DIALETTALI: Erba mora, Moreta, Morela, Erba marza, Erba da le balote.

DESCRIZIONE: Fusto erbaceo, angoloso (20-50 cm.); rami quasi cilindrici; foglie ovate dentate o quasi angolo

se; fiori bianchi o quasi violacei, quasi in ombrella; bacche globose nere.

H: comune nei luoghi umidi, nelle macerie, vicino alle abitazioni.

P: la pianta.

F: Solanacee.

IL solatro è diuretico, narcotico e anche velenoso, specialmente nelle bacche: la pianta e simile alla patata, ma assai più piccola nelle foglie e nelle bacche nere. Le foglie, usate in infusione nell’olio, si adoperano come cataplasma nei dolori reumatici, sui paterecci, sugli ascessi e sulle piaghe dolorose. Con le foglie si fanno pure impacchi sul ventre duro o infiammato dei bambini.

Spino cervino

Rhamnus cathartica, L.

NOMI DIALETTALI: Tossegar, Spine negre, Spinai.

DESCRIZIONE: Fruttice o arbusto; foglie alterne o quasi opposte, caduche, ovali od ovali rotonde, crenulato seghettate con nervi laterali curvi; fiori bianchi piccoli in fascetti; denti del calice uguali al tubo, reflessi; frutto sferico, nero; (fiori ermafroditi pentametri).

H: lungo le siepi.

P: le bacche.

F: Ramnacee.

Le bacche hanno forte azione purgativa, e si prescrive il succo da 10-20 gr. da prendersi a digiuno: hanno 1’effetto dell’erba senna.

Stella alpina

Gnaphalium leontopodium, Scop.

DESCRIZIONE: Fusto eretto, semplice (10-20 cm.); foglie cinerino tomentose, le inferiori lanceolate, le superiori lanceolato-lineari; capolini mediocri in corimbo denso cinto da 7-8 foglie bislunghe, densamente lanose, raggianti; foglioline involucrabili e squame nere all’apice.

H: nelle Alpi calcaree dai 1700 ai 2400 metri.

P: la pianta.

F: Composte.

Questa cara e simpatica pianticella, oltre a essere il simbolo dell’alpinismo, e pure medicinale. Il suo the serve contro la tisi polmonare e le malattie dello stomaco. La polvere della pianta essiccata, bollita nell’acqua, serve contro la diarrea.

Stellina odorosa

Asperula odorata, L. TAV. 11 – N. 81

DESCRIZIONE: Fusto eretto o ascendente glabro, semplice o ramoso (20-30 cm.); foglie sottili lucenti, brevemente cuspitate, verticillate a 6 o 8; le inferiori obovate, le superiori lanceolate; fiori bianchi in corimbo terminale con rami lunghetti; corolla con lembo quasi uguale al tubo; frutto globoso, irto d’aculei bianchi uncinati.

H: nei boschi freschi, fra i sassi, sotto i cespugli della zona montana e subalpina.

P: tutta la pianta.

R: avanti la fioritura.

F: Rubiacee.

La stellina odorosa ha proprietà tonico-digestive, diuretiche, aperitive ed emmenagoghe. Si fa 1’infuso di 40 gr. della pianta intera, in un litro d’acqua. Se ne prendono tre-quattro tazze al giorno. Il cosiddetto «Vino del Reno» o «Maitranch» si prepara nel vino bianco; si lascia in infusione per mezzora; indi si filtra e si pone in bottiglie ben chiuse; ha un gusto eccellente. Le foglie si raccolgono in principio di fioritura, che, disseccate all’ombra, assumono un aroma delicato. Cosi disseccate, si mischiano con foglie di fragola, di lamponi, di rovo, di biancospino, di rose selvatiche, si ottiene un the così aromatico da sorpassare il the cinese. Ognuna di tali specie, unita ad asperula, basta a tale scopo.

Stramonio

Datura Stramonium, L.

DESCRIZIONE: Fusto ramoso (30-80 cm.); foglie ovate sinuato dentate, glabre; fiori bianchi; cassule ovate, erette, spinose con spine quasi uguali.

H: fra le macerie e intorno alle abitazioni.

P: le foglie e i semi.

F: Solanacee.

Lo stramonio ha proprietà narcotiche e velenose, simili alla Belladonna. Si adopera la tintura da 5-20 gocce, nei casi di epilessia, isterismo, nell’asma, nelle nevralgie. Essendo pianta velenosissima, si richiede sempre la prescrizione medica. Nell’asma si fumano le foglie, trinciate con il tabacco e foglie di salvia. Anche in questo caso le foglie di stramonio non devono superare un grammo per ogni accesso.