R-atanasio

R abarbaro alpino

Rumex alpinus, L.

DESCRIZIONE: Fusto eretto (30-70 cm.); foglie inferiori assai grandi rotondo-ovate, cuoriformi alla base con lungo picciolo scanalato; fiori in falsi verticilli formanti un lungo e stretto racemo ramoso compatto; tepali fruttiferi, tutti privi di callo, ovati e cuoriformi alla base.

H: nelle conche dei prati grassi di montagna, vicino alle malghe.

P: foglie e radici.

F: Poligonacee.

Il rabarbaro alpino ha quasi le identiche qualità della «Radix lapathi acuti» delle farmacie e si usa quale tonico astringente nella debolezza di digestione, nell’itterizia, nel1’idropisia, nelle eruzioni cutanee croniche, come erpeti, tigna del capo, e quale febbrifugo. Si prepara il decotto di foglie e rizomi (radici) in dose di 30-60 gr. bollito fortemente in 250-300 gr. di acqua. Filtrato il liquido, vi si aggiunge qualche estratto amaro, come: corteccia d’olmo, radici di saponaria, fumaria, ecc. La radice fresca, mondata e saponificata con crema, giova nelle eruzioni cutanee. I semi, cotti nel vino nero, servono nelle diarree. Le foglie peste e arrostite con burro, mettendole sulle mani o piedi infiammati e gonfi, favoriscono la suppurazione, vincendo anche le eruzioni cutanee umide e ostinate.

Ranuncolo di palude

Ranunculus sceleratus, L. TAV. 5 – N. 40

DESCRIZIONE: Fusto eretto, striato, cavo (20-40 cm.); foglie basali palmato-partite; fiori piccoli gialli; sepali ovali, vellutati, reflessi; petali più corti del calice; carpelli ovoidi, senza carena, molti in capolino bislungo obovato.

H: nei prati paludosi e lungo i corsi d’acqua.

P: le foglie e le radici.

F: Ranunculacee.

Questa pianta essendo tossica si usa solamente all’esterno come cataplasma, contro la rogna e tigna del capo e nell’eczema asciutto di esso, nei piedi agghiacciati, facendo un bagno di detta pianta, bollita nell’acqua; così pure nelle articolazioni agghiacciate. Qualche volta si usa anche quale vescicatorio nella sciatica.

R ibes nero e rosso

Ribes nigrum et rubrum, L.

Piante ovunque conosciute, perciò mi dispenso dal descriverle.

H: coltivato, raramente spontaneo.

P: foglie e frutti.

F: Sassifragacee.

Il ribes ha proprietà antireumatiche, diuretiche, rinfrescanti, antifebbrifughe. Si usa il the di foglie, specialmente del ribes nero, in infusione dai 30 gr. al giorno, nelle affezioni reumatiche, per la sua azione diuretiche. Giova pure quale sudorifero, nei dolori renali e per promuovere 1’urinazione. E’ raccomandato ancora contro la gotta, i calcoli biliari, e 1’idropisia. Con i frutti del ribes rosso si fanno limonate rinfrescanti e contro la febbre.

R icino

Ricinus communis, L.

H: coltivato.

P: i semi.

F: Euforbiacee.

L’olio che si ricava dai semi e un noto, ottimo purgante che non irrita, e perciò può esser preso anche nelle gravidanze e nelle infiammazioni addominali e intestinali. La dose e di 8 gr. per i bambini, per gli adulti da 25-50 gr. Giova anche nelle infiammazioni del basso ventre, dei reni, della vescica e della matrice, specialmente se preso con caffè caldo o con il brodo.

Romice

Rumex acetosa, R. acefosella, R. scutatus, R. crispus, R. patientia, L.

NOMI DIALETTALI: Pan e vin, Pan cuco, Stanghe, Patuch, Pan moi, Dolciane, Seole, Desolon.

DESCRIZIONE: Rumex acetosa, L. – Fusto eretto (30-60 cm.); foglie saettiforme o astate, ovali bislunghe con le orecchiette acute; fiori dioici formanti una pannocchia lassa; tepali interni ovali fruttiferi con callo piccolo o nullo.

Rumex acetosella, L. – Fusto eretto (10-40 cm.); foglie astate con le orecchiette lineari intiere; fiori dioici in falsi verticilli formanti una pannocchia lassa; tepali esterni fruttiferi eretti, applicati al fusto, gli interni ovali piccoli, più corti dell’achenio, senza callo.

Ometto le altre specie meno importanti.

H: comune nei prati.

P: le foglie e le radici.

F: Poligonacee.

Tutte queste specie di romice servono per cure primaverili e sono risolutive della vena porta, aumentano la bile, migliorano il sangue, combattono 1’itterizia e le emorroidi. La radice contiene molto ferro organico, e, ridotta in polvere, si somministra ai clorotici e anemici 3-4 volte al giorno, in ragione di 0,75 gr. per volta. Avendo azione lassativa, combatte la proprietà astringente. Negli ingorghi scrofolosi, nell’obesità e nelle anemie e debolezze generali, si prescrive 1’estratto fluido in dose di 1-3 gr. al giorno.

Rosa di macchia

Rosa canina, L. e congeneri

NOMI DIALETTALI: Rose selvadeghe, Rose mate; al frutto: Stropacui, Cinciavecle.

DESCRIZIONE: Pianta eretta (1-2 m.); aculei adunchi, compresso-dilatati; foglioline mediocri 3-7 ovali o ellittiche glabre, senza glandole e solo nel nervo medio di sotto, semplicemente seghettate; fiori solitari o in corimbo, roseo pallidi; sepali maggiori pennatosetti, alla fine caduchi, stili irsuti nell’apice; frutti ellittici e allungati obovati, rossi.

H: comune nelle siepi e nei boschi.

P: i petali dei fiori.

F: Rosacee.

Le diverse specie di rose selvatiche e coltivate hanno proprietà astringenti, rinfrescanti e lassative. Come lassativo infantile e nelle diarree croniche, si prescrive 1’estratto fluido in dose da 2 a 10 grammi. Per gargarismi, per infiammazione di bocca e di gola, e come collirio nelle malattie degli occhi, si usa 1’infuso di 15 gr. in un litro di acqua. I frutti freschi o secchi, mondati dai semi e dalla materia filamentosa, servono per preparare una minestra rinfrescante, per tingoli e per companatico. Le foglie danno un the saporito. Le fruttescenze servono per espellere i vermi dei fanciulli.

Rosmarino

Rosmarinus officinalis, L.

H: coltivato.

P: le foglie e le sommità fiorite.

F: Labiate.

L’infuso di rosmarino al 5% giova per il ventricolo che viene liberato dai catarri, favorendo la digestione e calmando i crampi; nelle febbri tifoidee, influenzali e simili. Serve pure nelle dispepsie dovute ad atonia gastrica e delle persone indebolite da strapazzi fisici o intellettuali. Dose: 1’infuso di 10-20 gr. in 1 litro d’acqua.

Rosolida

Drosera rotundifolia, L.

DESCRIZIONE: Foglie tutte basali in rosetta con lembo rotondo a lunghi peli glandolosi nella faccia superiore e nel margine; stelo eretto; fiori bianchi, racemosi; stimmi glabri; cassula piu lunga del calice.

H: lungo i rigagnoli dei prati paludosi, nelle torbiere, vicino ai laghi.

P: la pianta.

F: Droseracee.

Questa singolare pianticella, oltre che essere famosa accalappiatrice d’insetti con le sue foglie vischiose, aculeate, è anche preziosa erba medicinale. Una volta i farmacisti l’adoperavano, sotto il nome di «Herba rorellae» nelle bronchiti acute, nella tosse asinina e convulsiva, negli assalti di asma. Si usa la tintura o l’estratto fluido in dose di 4-10 gocce al giorno, da prendersi sullo zucchero; è giovevole nella raucedine cronica, nei vomiti mucosi e biliosi, come pure nei crampi di stomaco. Il succo o la pianta pesta, applicata sui calli, pori, paterecci, sono indicatissimi e di buon effetto.

Rovo di macchia

Rubus fructicosus, L.

NOMI DIALETTALI: Roa, Roazze, Rovazze, Rovei, Marendulo, Regolazzi; al frutto: More.

DESCRIZIONE: Fusto pentagono, scanalato, arcuato in alto (1-3 m.) con aculei rigidi diritti o curvi; foglie ternate con foglioline ovali biancastre pallide pubescenti al di sotto inegualmente e acutamente seghettate, glabre di sopra; fiori bianchi in racemi terminali semplici o composti; frutto glabro, nero, lucente.

H: nelle siepi e nei boschi umidi.

P: le foglie, i frutti, le radici.

F: Rosacee.

Tutta la pianta, perchè ricca di tannino, e assai astringente, diuretica, antiscorbutica. Si fa 1’infusione d’una man

ciata di foglie, alla sera, in un litro di acqua bollente; vi si lascia tutta la notte, per prendere poi il the alla mattina. E’ indicato nelle diarree, passaggi sanguigni, nelle mestruazioni prolungate e irregolari. La decozione di 30 grammi di radici in 500 gr. di acqua, serve per i medesimi mali, come pure per gargarismi nelle infiammazioni nei fiori bianchi. Lo sciroppo del frutto è assai rinfrescante.

Rovo di monte

Rubus saxatilis, L.

NOMI DIALETTALI: Zate d’ors, Arzipreti, Galeti, Salti de levro, ’Rossanei, Zate de galina.

DESCRIZIONE: Fusto erbaceo eretto, stolonifero alla base; foglie ternate con foglioline romboidali; fiori 3-6 in corimbo terminale quasi a ombrella, piccoli, bianchi; frutto rosso con pochi carpelli grandi, globosi, acidi.

H: nei boschi cedui e fra le conifere dalla zona montana alla alpina.

P: foglie e frutti.

F: Rosacee.

Questa piccola pianticella, con bacche rosso-scarlatte, ha le stesse proprietà del rovo di macchia; per di più, si usa nell’idropisia, scorbuto, erpete, e quale depurativo del sangue.

Ruta

Ruta graoeolens, L. TAV. 5 – N. 35

DESCRIZIONE: Fusto legnoso alla base (40-60 cm.); foglie quasi triangolari tripennato partite, a lacinie obovato bislunghe; brattee lanceolate; fiori gialli in corimbo; petali più lunghi del calice; cassula globosa.

H: nei luoghi sassosi, asciutti, sui muri dei campi da valle alla zona montana.

P: le foglie.

F: Rutacee.

La ruta ha proprietà emmenagoghe, emostatiche, antispasmodiche e antinervose. Si fa 1’infuso di un gr. di

foglie fresche in una tazza di acqua, da prendersi 2 volte al giorno, o 1’estratto di 6-10 gocce sullo zucchero, o in pozione. Si somministra come calmante e antiisterico, nelle emorragie uterine, per facilitare i mestrui, nei vermi, acidità e ventosità, nello scorbuto, negli esantemi cronici, nelle malattie nervose, che hanno origine dal basso ventre. Esternamente si fanno bagni rinforzanti e fumigazioni nei tumori vecchi torbidi. Attenzione però nelle dosi e nell’uso, perchè, in dosi elevate, o troppo frequenti, potrebbe portare dei seri pericoli. Il decotto serve anche contro i pidocchi e la rogna; iniettato nelle orecchie, serve contro la sordità atonica. La ruta fu pure usata e si usa anche adesso per rinforzare e schiarare la vista. Gia la scuola salernitana insegnava: nobilis est ruta, quae lumina reddit acuta, e Ovidio cantava: utilius sumas acuentes lumina rutas. E parlando ancora della ruta Geoffroy diceva: in oculorum affectibus, herba tota eiusque semen est commendatissima. A questo scopo si mastica di quando in quando una foglia e si lavano gli occhi con 1’acqua del decotto, che non sia troppo forte.