P-atanasio

Papavero dei campi (Rosolaccio)

Papaver rhoeas, L.

NOMI DIALETTALI: Papaver, Pavarin, Paver.

DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso; foglie pennato- partite, a lobi bislunghi, lanceolati, acuti, inciso-dentati; sepali con peli lunghi: petali larghi, quasi tondi, rosso vivo; cassula glabra obovata.

H: nei cereali e luoghi incolti della zona submontana.

P: le foglie e i semi. F: Papaveracee.

L’infuso di 5 gr. in un quarto di litro d’acqua bollente, è sonnifero e da usarsi con prudenza. Un pizzico di fiori secchi, in una tazza di acqua bollente, calma la tosse e combatte 1’insonnia dei bambini e dei vecchi. Ma si usi con pradenza, perchè se la droga è calmante, e pure narcotica. I semi hanno le medesime proprietà.

Passiflora

Passiflora coerulea

DESCRIZIONE: Fusto rampicante per mezzo di viticci; foglie glabre; 5-partite, a segmenti allungati, crenato dentati, con piccioli forniti di ghiandole e grandi stipole solcate; fiori grandi, solitari colore viola; calicetto trifillo; talamo concavo; frutto una bacca.

H: coltivato.

P: 1’intera pianta.

F: Passifloracee.

La Passiflora ha proprietà sedative, assai utile nel1’isteria, nevrastenia, nevralgia. Esternamente si usano gli impacchi nella cura delle emorroidi e della risipola. Dose: estratto fluido da 1 a 3 gr. in 250 di acqua.

Nelle malattie suddette il the o estratto fluido concilia il sonno, senza depressione nervosa, ed il dottor Leclerc ne provò1’efficacia nei disturbi nervosi della menopausa.

Patata

Solanum tuberosum, L.

H: coltivata nei campi.

P: il tubero e le foglie.

F: Solanacee.

La patata contusa o grattugiata, applicata sulle bruciature, vale a calmare il dolore; cosi pure il succo. Le foglie cotte, 15-20 gr. in un litro d’acqua, alla quale si aggiunge un po’ di miele, è rimedio efficace nelle tossi secche, nelle tosse asinina, e per schizzettare nei fiori bianchi. Attenzione però, perchè dette foglie sono velenose, e molto più le bacche, le quali, per constatazione portano avvelenamento, quando vengono manipolate con mani aperte o ferite.

Pelosetta

Heracium pilosella, L. TAV. 5 – N. 39

DESCRIZIONE: Rizoma strisciante, stolonifero, stelo primario per lo più semplice e nudo (10-20 cm.); foglie basali in rosetta, obovato-ottuse o bislunghe lanceolate, setolose, bianco tomentose; capolino terminale solitario, giallo. H. comune nei prati asciutti.

P: 1’intera pianta.

F: Composte.

Questa pianticella, assai comune, specialmente sui margini delle strade, ha virtù febbrifughe e diuretiche. Si prescrive I’infuso di 100 gr. della pianta intera, in un litro d’acqua. La pianta deve essere fresca, perchè essiccata, perde ogni sua virtù.

Per essere la pianta anche molto astringente, si usa nella dissenteria, nei flussi delle donne, nelle ferite interne ed esterne, negli sputi di sangue, nell’itterizia, nell’idropisia, nei gonfiori del fegato e della milza. Si può prendere anche nel vino, nel brodo, nella minestra o con 1’uovo. I deboli ne traggono grande giovamento.

Peonia

Paeonia peregrina, Mill. P. officinalis, L.

DESCRIZIONE: Foglie biternate o ternate a foglioline lanceolate, acuminate, le terminali bifide e trifide; stimmi avvolti a spira; carpelli tomentosi divergenti.

H: sparsa qua e là nella nostra regione specialmente sui monti di Fai, Spormaggiore e sul Bondone.

P: i semi, le foglie e le radici.

F: Ranunculacee.

La peonia selvatica ha proprietà antispasmodiche, emetiche, narcotiche. Si fa 1’infuso dei semi e della radice

di 20-30 gr. in un litro di acqua, come antispasmodico, narcotico, antiepilettico. Anche le foglie hanno le stesse virtù, però in minor grado. Va usata con cautela, potendo arrecare vari disturbi.

Pervinca

Vinca minor, L.

DESCRIZIONE: Foglie perfettamente glabre ovali-lanceolate; lucenti; peduncoli più lunghi delle foglie e dei fiori; calice con lacinie glabre; corolla azzurra con lobi stroncati all’apice.

H; lungo le strade, fra le siepi delle valli e della zona collina.

P: la pianta.

F: Apocinacee. Questa pianta, strisciante, con foglie ovali, lucide e fiori a stella, azzurri, ha proprietà astringenti, decongestionanti, stimolanti della funzione gastrica, e galattofughe. Si fa 1’infuso della pianta verde in 30 gr. o secca in 15 gr. in un litro d’acqua. E’ usata per arrestare la secrezione del latte, sciogliere gli ingorghi e come collutorio nelle infiammazioni della bocca e della faringe, come pure per attivare le funzioni gastriche.

Piantaggine lanceolata

Plantago lanceolata, L. TAV. 12 – N. 84

NoMI DIALETTALI: Piantazen, Foie de pecadi, Piantage, Piantana, Piantonega, Plantaci, Plantana, Bosie, Spiantazem.

DESCRIZIONE: Pianta alta 10-40 cm.; foglie tutte basali lanceolate, acuminate, assai larghe, spesso dentate, ordinariamente erette; spighe ovali sopra peduncoli pro- fondamenti 5-solcati; calice e lacinie laterali acuminate; semi bislunghi.

H: assai comune nei luoghi aridi, erbosi.

P: le foglie e i semi.

F: Plantaginacee.

Le foglie amare, astringenti, salate, fanno bene nei catarri polmonari, nei catarri gastrici, agli organi urinari e intestinali; giovano molto nelle emorroidi vescicali, nella debolezza della vescica, nelle diarree ostinate, nel catarro gastrico e conseguente inappetenza. Si fa 1’infuso di 4 gr. di foglie in una tazza di acqua bollente, oppure da 30 a 60 gr. in un litro d’acqua. Il succo in dosi di 2-3 cucchiai, preso nel brodo o latte, giova nella discrassia (sangue grosso) e nei flutti mucosi derivanti. Preso da solo, si usa quale corrosivo nei tumori, limitando 1’estensione e rianimando i tessuti. Le foglie pestate servono come cataplasma sulle ferite, tumori, punture di insetti; quindi hanno proprietà vulnerarie. Per la purificazione del sangue, al the di foglie si aggiunge, secondo il Kneipp, alcune foglie di polmonaria. Il the giova anche nelle tossi e nella raucedine. Uguali

virtù ha la P. ALPINA. (TAV. 11 – N. 83)

Pinguicola

Pinguicula oulgaris, L.

DESCRIZIONE: Radici fibrose; foglie tutte basali, bislunghe, glandolose; corolla violetta o bianca con labbro superiore a due lobi bislunghi e labbro inferiore a lobi bislunghi disgiunti.

H: frequente nelle paludi torbose e negli stillicidi.

P: le foglie.

F: Urticulariacee.

I vecchi medici ordinavano la pinguicola quale rimedio contro 1’etisia, nei tagli, nelle ferite, negli intestini, quale risolutivo. Anche oggi si adopera nelle ferite prodotte da tagli. Lavandosi la testa con 1’acqua bollita nelle foglie di pinguicola, fa crescere i capelli e uccide i pidocchi, tanto delle persone, come delle bestie. Queste foglie hanno la proprietà di coagulare il latte.

Pino

Pinus silvestris, L. TAV. 4 – N. 30

DESCRIZIONE: Albero; foglie rigide, brevi; pine piuttosto piccole, reflesse, opache alla maturità; squame con scudo terminale converso.

H; comune nei terreni preferibilmente sabbiosi dalla collina alla zona alpina.

P: le gemme, le foglie e la resina.

F; Conifere.

Avendo il pino comune proprietà decongestionanti, diuretiche, antireumatiche e balsamiche, si usa la decozione di 50 gr, di foglie in un litro d’acqua, da somministrarsi quattro volte in un giorno agli affetti di gotta o reumatismo.

L’infuso di gemme, in dose di 30 gr. in un litro d’acqua, si prescrive nelle affezioni bronchiali, nei catarri vescicali, nella cura delle blenorragia e cistite. Contro i fiori bianchi si fa una iniezione mattina e sera di un litro d’acqua bollente in 60 gr. di gemme. Dalla resina si estrae la trementina, il catrame vegetale, 1’acqna ragia, ecc., tutte utili per medicamenti, unguenti, saponi, vernici. Per chi ha bisogno di voce chiara, forte (professori, maestri, predicatori, cantanti), si tagliuzzano 3-4 pine verdi che si cuociono in 1/2 litro di acqua. Lasciate raffreddare, si filtrano e si fanno gargarismi 3-4 volte al giorno. Se le pine sono bollite leggermente, si può bere 1’acqua che non solo mantiene bella e chiara la voce, ma la dà a chi 1’ha debole e fioca. Le pine devono essere sempre verdi e fresche. Per averle d’inverno all’occorrenza, si mettono in estate in un recipiente d’acqua.

Pioppo nero

Populus nigra, L.

NOMI DIALETTALI: Albera, Arbola, Alberella, Albora.

DESCRIZIONE: Foglie triangolari acuminate, lungamente picciolate, dentato-crenulate; squame degli amenti glabre; stami 12-30; gemme vischiose.

H: il pioppo nero ama la terra leggera e i luoghi freschi.

P: le gemme.

F: Salicacee.

Si ottiene un unguento salutare schiacciando un terzo di gemme di pioppo, mescolandovi due terzi di grasso di maiale; si cuoce insieme adagino, fino a formare un tessuto di lino, lasciandolo raffreddare. E’ necessario coprirlo bene e tenerlo lontano dall’umidità, mettendovi sopra magari uno strato di olio d’oliva. Giova nelle infiammazioni, ustioni, emorroidi. Mescolato a olio di trementina, serve a sedare le enfiagioni dei capezzoli delle vacche e delle capre. Il carbone, detto di Belloc, si prende in dosi di 2-3 cucchiai, dopo il pasto, per la cura delle affezioni gastriche, nervose e loro conseguenze, come: bruciature, acidità di bocca, mal di testa, gonfiezza, con effetto assai spesso lesto e completo. L’evacuazione si fa regolare e la digestione migliora.

Podagraria

Aegopodium Podagraria, L. TAV. 5 – N. 36

DESCRIZIONE: Fusto eretto, angoloso, solcato, ramoso in alto (50-80 cm.); foglie inferiori lungamente picciolate, biternato-pennatosette con segmenti uguali ovali acuminati seghettati, le superiori sessili su la guaina, ternato- sette a segmenti lanceolati; fiori bianchi o rossastri con 10-12 raggi.

H: stazioni ombrose e fresche fino alla zona montana.

P: foglie e radici.

F: Ombrellifere.

Pianta simile all’angelica, dal nome latino, podagraria; la radice veniva usata contro la podagra; ma da recenti ricerche, sembra che il nome non sia giustificato. Le foglie cotte si mangiano in insalata.

Poligala amara

Polygala amara, L. TAV. 7 – N. 52

DESCRIZIONE: Fusti eretti o ascendenti (5-20 cm.); fogli inferiori in rosetta, larghe obovate, le superiori lanceolate più piccole; fiori racemosi azzurri; ali bislunghe con nervi congiunti all’apice e vene poco ramose; sapore amaro.

Poligala comune

Polygala vulgaris, L.

DESCRIZIONE: Fusti prostrati risorgenti (15-20 cm.); foglie lanceolate; brattee laterali lunghe la metà del peduncolo; fiori racemosi azzurri o rosei; ale ellittiche con numerose vene; ovario con stipite uguale a esso.

H: nei prati asciutti, al limitare dei boschi dalla zona montana all’alpina.

P: la pianta e la radice.

R: in fioritura.

F: Poligalacee.

Questa gentile pianticella, con i suoi fiori rossi, rosa o azzurri, ha proprietà toniche ed espettoranti. Si usa tutta la pianta, ma specialmente la radice è adoperata in decozio ne (90 gr. in 500 di acqua) nei catarri bronchiali e polmonari, e in modo speciale in casi di pertosse e bronchite senile. Essa contiene sostanze toniche ed espettoranti. E’ stomachica e serve nelle cattive digestioni e diarree catarrali.

Polipodio

Polypodium vulgare, L. TAV. 4 – N. 26

NOMI DIALETTALI: Radis dolza, Dolcina, Bomboni, Radis de denti, Pape dolce.

DESCRIZIONE: Rizoma strisciante; foglie ovali lanceolari o lanceolate, (20-40 cm.); pennato-partite a segmenti lineari; sori in due serie parallele al nervo medio di ciascun segmento.

H: luoghi freschi, sulle rupi, sui muri vecchi, nei boschi ombrosi.

P: le radici.

F: Felci.

La radice in infusione, se verde, 40 gr., se secca, 25 in un litro d’acqua, serve contro la pertosse, raucedine, ed è diuretica. Si prescrive pure agli itterici e agli affetti da stitichezza cronica. In decozione si somministra da 30-60 gr. in un litro d’acqua.

Nell’itterizia, nelle costipazioni croniche e nei disturbi di fegato il Dottor Leclerc prescrive questa formula: gr. 20 di polipodio, 10 di regolizia, 5 di radice di angelica in 200 di acqua. Prima si fa bollire per 15 minuti il polipodio; la regolizia e 1’angelica vi si immettono in macera per 12 ore; poi si filtra e se ne beve una pozione la mattina a digiuno.

Polmonaria

Pulmonaria officinalis, L. TAV. 7 – N. 56

DESCRIZIONE: Fusti eretti (10-30 cm.); foglie inferiori ellittiche od ovate con base cuoriforme e con macchie chiare; carpelli ovoidi, acuti all’apice; lembro della corolla violaceo-ceruleo o rossastro.

H: nei boschi freschi e umidi della zona collina-subalpina.

P: le foglie.

F: Borraginacee.

La polmonaria ha proprietà emollienti e sudorifere, e si usa il decotto di 30 gr. di foglie in un litro d’acqua, per

catarri ai polmoni, tosse, raucedine e sputo di sangue. Si puo usare anche il succo spremuto dalle foglie, con 1’aggiunta d’un po’ di miele. Tre-quattro cucchiai al giorno.

Potentilla anserina

Potentilla anserina L. TAV. l – N. 4

DESCRIZIONE: Radice fusiforme, breve, stoloni lunghi; foglie basali pennate con 6-12 coppie di foglioline bislunghe acutamente seghettate, biancosericee di sotto, verdi di sopra; fiori gialli.

H: nei prati, nelle zolle erbose lungo le strade di campagna, fino alla zona montana.

P: la pianta intera.

F: Rosacee.

La pianta è considerata come rimedio efficace per far ristagnare il sangue, cosi pure contro la diarrea, i calcoli biliari, i fiori bianchi, i dolori di fegato e la febbre intermittente. Invece dell’infuso nell’acqua, e più indicato versare latte bollente sulla pianta, e prenderlo più caldo che sia possibile, specialmente nei crampi del ventricolo e del basso ventre. Per impacchi, sulle parti dolenti, si usa versare acqua bollente sulla pianta ben pulita e polverizzata. Le radici polverizzate, prese più volte durante il giorno, in ragione di due grammi, giovano nello sputo di sangue. Servono pure nella colica, diarrea, colera. Il decotto preso in bocca caldo, fa cessare il mal di denti; messo in articolazioni doloranti, lenisce il dolore; inzuppato in un pannolino e messo sugli occhi, leva 1’infiammazione. Il succo, ottenuto dalle foglie, pestate, immesso in un batuffolo, fa cessare il sangue da naso.

Potentilla aurea

Potentilla aurea, L. TAV. 5 – N. 34

DESCRIZIONE: Fusto ascendente o eretto con peli applicati (10-20 cm.); foglie basali lungamente picciolate quinate; foglioline bislunghe con pochi e acuti denti all’apice, sericeo-argentine al margine; petali cuoriformi a

rovescio di color giallo vivo.

H: luoghi erbosi asciutti dalla zona submontana alla subalpina.

P: la pianta.

F: Rosacee.

La potentilla aurea ha le stesse proprietà della precedente e del cinquefoglio. Vedi: Potentilla anserina e cinquefoglio. Per di più, essa entra a formare il cosiddetto Lapidario o Polvere della vita; così pure entra a far parte della mistura per combattere il diabete, secondo la prescrizione del parroco Kiinzle, il quale la usa pure quale ingrediente nel The dei professori.

Pratolina

Bellis perennis, L.

NOMI DIALETTALI: Margheritine, Piron cuciar, Spioni de la primavera, Supete.

DESCRIZIONE: Fusto semplice (10-20 cm.); foglie tutte basali in rosetta, un po’ consistenti, obovato spatolate, capolini piccoli solitari sopra peduncoli basali; infiorescenza a foglioline lineari lanceolate ottuse coloro biancorosa.

H: prati e luoghi erbosi dalla pianura alla zona alpina.

P: la pianta.

F: Composte.

Il «Succus herbae bellis perennis», che si rende dolce con lo zucchero, si ottiene spremendo la pianta pulita. Giova nei disturbi di petto, tosse, catarri, mal di gola.

Prezzemolo

Petroselinum sativum, L TAV. 8 – N. 62

H: coltivato negli orti.

P: le foglie e la radice.

F: Ombrellifere.

Il prezzemolo ha virtù stimolanti, emmenagoghe, diuretiche, carminative e vulnerarie. Si usa la decozione delle radici, in ragione di 60 gr. in un litro d’acqua. Si somministra negli ingorghi di fegato, nell’idropisia, nella irregolarità della circolazione sanguigna. Nelle gastralgie e nelle

flatulenze, si fa 1’infuso di 8 gr. di semi in un litro d’acqua. Le foglie peste, applicate, fanno cessare la secrezione lattea. Per di più, questi empiastri sono considerati come risolutivi sulle piaghe e ferite. Il prezzemolo, bollito nell’acqua col polipodio e bevuto serve a cacciare i calcoli.

Primola

Primula officinalis, L. TAV. 9 – N. 60

NoMI DIALETTALI: Primola, Ciave del paradls, Campanele, Braghie del cuco, Ticole-tacole.

DESCRIZIONE: Rizoma breve; foglie ovali o bislunghe in rosetta, rugoso reticolate, pubescenti, tomentose; calice biancastro rigonfio e aperto, con denti ovali; corolla gialla con lembo concavo.

H: comune in primavera per tempo nei prati e nelle siepi.

P: radici, foglie e fiori.

F: Primulacee.

Le radici mandano un forte odore di anice; i fiori, odore di miele. Il the di fiori si fa con 10 gr. di petali, in un litro d’acqua. Questo the giova assai nella tosse e nelle infreddature di petto e del basso ventre. E’ sudorifero, scioglie i catarri e diminuisce 1’irritazione producente la tosse. Radici, foglie e fiori un po’ bolliti, danno un the contro 1’artrite, 1’emicrania e il capogiro, allietando e rinforzando i nervi. Le foglie si mangiano come le spinacee. Nel mal di capo, si fa 1’empiastro. Nelle paralisi si da 1’infuso di 10 gr. in 1 litro d’acqua.

Prugnolo

Prunus spinosa, L. TAV. 10 – N. 72

NoMI DIALETTALI: Brugnolar, Brugnoler, Brugnoi, Brombolaro, Sleador.

DESCRIZIONE: Fruttice (1-3 m.), con rami spinosi; foglie ovali lanceolate seghettate; stipole lineari pubescen-

ti; fiori bianchi che compariscono prima delle foglie; petali obovati; frutto globoso.

H: comune nei boschi, nelle siepi e ai margini dei campi.

P: la corteccia, fiori, frutti.

F: Rosacee.

Il the di fiori (un pizzico in una tazza d’acqua), serve a purificare il sangue e tutto il corpo, sciogliendo i cattivi umori dell’inverno, giova alla digestione, è tonico e leggermente purgativo. I frutti bolliti nel vino fino a densità sciropposa, sono rinfrescanti e astringenti. I frutti immaturi, uniti a vetriolo, danno un color nero, duraturo. La corteccia della radice e indicata per preparare una decozione astringente nelle affezioni catarrali e nella dissenteria.

Pugnitopo

Ruscus aculeatus, L.

NoMI DIALETTALI: Martel bastart, Spinasorsi, Bruscom.

DESCRIZIONE: Fusto eretto, verde cilindrico, striato, ramoso; cladodi di color verde oscuro, acuminati, terminanti in spina; fiori solitari o geminati nell’ascella di una piccola brattea sulla faccia superiore dei cladodi; frutto una bacca rossa.

H: di qua e di là nelle macchie asciutte, sassose.

P: la radice.

F: Asparagacee.

La radice ha proprietà diuretiche e aperitive, simili a quelle di asparago. Si fa 1’infuso di 20 gr. in un litro d’acqua.

Pulsatilla

Anemone pulsatilla, L.

NoMI DIALETTALI: Campanelle de Pasqua, Dedai.

DESCRIZIONE.: Rizoma obliquo, nerastro; foglie basali tripennate a prime divisioni picciolettate e lacinie lineari

strette; stelo alto 10-20 cm.; fiore unico quasi eretto; sepali 6 ellittici curvati in fuori, lunghi il doppio degli stami, prima violacei, poi lilla.

H: nelle siepi, sui colli erbosi asciutti.

P: le foglie e fiori freschi.

F: Ranunculacee.

Questa pianta ha proprietà vescicatorie, febbrifughe, sudorifere, antispasmodiche, emetiche, espettoranti. Infuso: da 3-7 gr. in 200 d’acqua. Giova negli spasimi dolorosi, emicranie, nevralgie. Si faccia attenzione, perchè pianta venefica. Dall’erba fresca si distilla un’acqua assai giovevole all’esterno, per malattie di occhi, rosolia, ascessi, fratture, malattie croniche della pelle e nei dolori artrito-reumatici, come pure nelle nevralgie facciali. La polvere di foglie secche provoca lo starnuto.