L-atanasio

Lamio albo

Lamium album, L. TAV. 10 – N. 76

DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-40 cm.); foglie ovato cuoriformi, acuminate, seghettate; corolla bianca a tubo curvato ristretto alla base, con una tacca davanti e sopra la strozzatura; fauce poco dilatata, doppiamente carenata sul dorso.

H: luoghi freschi e prati umidi, nelle siepi, ai margini delle strade.

P: fiori e foglie.

F: Labiate.

I «Flores lamii» sono ancora in gran pregio presso i farmacisti. I germogli e i fusti giovani danno una buona insalata. L’infuso giova nelle malattie di petto e polmonari, nella dissenteria, nei flussi di sangue, nei disturbi di utero e nei fiori bianchi. Il the serve pure contro le scrofole, nell’impurità di sangue; e il suo vapore serve contro il mal d’orecchie e mal di gola. Dose: 10 gr. in un litro d’acqua.

Lampone

Rubus idaeus, L.

NOMI DIALETTALI: Ampomolar, Ampomar, Ampomola.

DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso (10-100 cm.) con piccoli aculei setacei diritti; foglie impari pennate con 3-5 foglioline ovali, acuminate, seghettate, bianco-tomentose di sotto, la terminale maggiore; fiori piccoli bianchi in racemi poveri; petali obovato-cuneati eretti; frutto odoroso, rosso, tomentoso.

H: nelle radure, nei boschi freschi e sassosi, dalla zona collina a quella alpina.

P: foglie e frutti.

F: Rosacee.

Il lampone ha proprietà rinfrescanti, antiscorbutiche, astringenti, nutritive. Si usa lo sciroppo con due parti di

zucchero e una parte di sugo dei frutti cotti insieme fino a rendere la massa densa. Si dà agli ammalati quale rinfrescante contro la febbre, con acqua o limonata. I polloni giovani e le foglie cotte nell’acqua danno un the eccellente contro la diarrea, la dissenteria, la colica e nelle mestruazioni irregolari. Questo the serve pure quale lavaggio contro le eruzioni cutanee, negli ascessi, negli occhi lagrimanti o purulenti, e quale gargarismo nel mal di bocca e di gola. Viene ancora adoperata nei dolori reumatici di testa. Le foglie fresche, applicate sul ventre, levano il calore di stomaco e di fegato.

Lantana

Viburnum Lantana, L.

NOMI DIALETTALI: Antana, Lautana, Antisele, Molinare, Lentam, Zimogna, Stropa.

DESCRIZIONE: Arbusto ramoso (1-2 m.); foglie ovali venose, seghettate, tomentose, intere, barbate nell’ascella delle nervature, coriacee; fiori bianchi in cime dense terminali con rami tomentosi; corolla con 5 lobi uguali; semi cornei ovali, molto compressi.

H: nei boschi cedui, ariosi, soleggiati della zona collina-subalpina.

P: le foglie e i frutti.

F: Caprifogliacee.

Con le foglie e con i frutti di questa pianta si prepara una decozione per gargarismi, nella cura dell’angina e come clistere nelle affezioni catarrali dell’intestino. Le foglie bollite nella lisciva servono a tingere in nero i capelli.

Lappio

Ranunculus bulbosus, L.

DESCRIZIONE: Fusto eretto, bulboso alla base con fibbre radicali gracili (20-50 cm.); foglie ternate o biternate a segmenti trifidi inciso-dentati, il medio con lungo

piccioletto; fiori gialli; calice reflesso; rostro largo arenato; carpello lenticolare liscio.

H: prati umidi e luoghi erbosi.

P: il bulbo.

F: Ranunculacee.

Le radici e i bulbi, contusi, si adoperano come cataplasmi revulsivi e vescicatori, nella cura delle ischialgie (sciatica). Prima di adoperarli e bene interpellare il medico, per conoscere la pressione del sangue ed evitare quindi dei gravi inconvenienti.

Larice

Larix europaea, L.

NOMI DIALETTALI: Lares, Larsi, Laras, Larase, Lerge.

DESCRIZIONE: Albero (25-35 m.); fusto irregolarmente ramoso; foglie ravvicinate sopra un corto ramoscello in fascetto e caduche; pine piccole erette con squame spesse, smarginate in alto.

H: comune dalla zona montana alla zona alpina.

P: la resina.

F: Conifere.

La resina è raccolta specialmente nel Tirolo e una volta anche nel Trentino, conosciuta sotto il nome di Trementina di Venezia; sembra miele, d’un colore giallognolo trasparente, molto densa e attaccaticcia. Giova nelle malattie sessuali e urinarie, nelle malattie del basso ventre e nell’idropisia. Mescolandola con saponi e olii, se ne fanno cerotti; inalata, giova nelle malattie dell’apparato respiratorio. Per uso interno vengono adoperate le capsule in dose, dalle 10-12 gocce. La corteccia bollita nell’acqua giova nel mal di ventre e promuove l’orinazione; polverizzata si applica sulle ferite aperte e sui tumori, come pure sulle ulceri. Le foglie, tagliuzzate e applicate a modo d’empiastro, puliscono le piaghe purulenti; bollite nell’aceto, e risciacquando la bocca, giovano nel mal di denti.

Lavandola

Lavandula spica, L.

NOMI DIALETTALI: Spigo, Spich.

DESCRIZIONE: Fusto eretto (30-60 cm.); foglie sessili, lineari, ristrette alla base; fiori in spiga gracile, spesso interrotta alla base; brattee membranose brune, ovato- romboidali; bratteole nulle.

H: da noi coltivata negli orti; inselvatichita si trova solamente, e rara, alle falde del Calisio e nei dintorni di Riva. P: fiori e foglie.

F: Labiate.

La Lavandola ha proprietà toniche, stimolanti, antispasmodiche. Si usa 1’infuso di 50 grammi, di sommità fiorite, in 1 litro di acqua e serve nell’atonia di ventricolo, nelle congestioni, nel capogiro, nella malinconia e nei patemi d’animo. Serve pure nella clorosi, nella dispepsia (cattiva digestione) e nelle affezioni scrofolose. La Lavandola, messa nel vino e bevuta a sorsi per alcuni giorni, giova assai nei disturbi di fegato e di milza, scaccia 1’itterizia, 1’idropisia, promuove 1’orinazione, i mestrui e favorisce i parti difficili.

Lichene islandico

Cetraria islandica, L. TAV. 6 – N. 47

DESCRIZIONE: Tallo frondoso, di consistenza cartilaginosa, color castagno da un lato e color oliva-chiaro dal1’altro; il margine conformato a lacinie, terminate da una serie di ciglia.

H: comune specialmente nei boschi delle conifere, dai 1000 metri in su fino alla zona alpina.

P: la pianta purgata dalla terra e dai corpi eterogenei.

F: Parmeliacee.

Il the si usa nella tisi, nella bronchite capillare, nella diarrea, nella dissenteria, dopo lo stato infiammatorio, nello scorbuto e nelle malattie di esaurimento. Si fa il decotto di 10 gr. in un litro di acqua. Dopo la prima bollitura, si getta via 1’acqua, a cagione dell’amarezza. Si

cuoce di nuovo per mezz’ora, in un litro e mezzo di acqua, fino a ridurla a un litro. In tal modo si ha una preziosa bibita tonica, rinforzante, sciogliente il catarro. Viene pure usato nelle febbri intermittenti e dissenteria cronica. Dopo usato, non si deve gettare via, ma può essere mangiato come 1’insalata, essendo molto nutriente e digestivo.

Licopodio

Lycopodium clavatum, L. TAV. 2 – N. 11

DESCRIZIONE: Fusto lungamente strisciante (60-100 cm.); foglie sparse, lanceolate, acute, terminate da lungo pelo, minutamente denticolate: spighe ordinariamente 2 nell’estremità dei rami.

H: nei boschi di conifere della zona subalpina e alpina.

P: le spore.

F: Licopodiacee.

La droga è costituita dalle spore, cioè da una polvere leggera, mobile, granulosa, non aderente alle dita, di color giallo pallido. Posta nell’acqua, galleggia, ma con la bollitura affonda; gettata sulle fiamme brucia scoppiettando, senza odore e senza fumo. E’ usata, quale polvere aspersoria, nell’eritema (pelle arrossata) e nell’igiene dei bambini lattanti, asciugando la pelle. Presa nell’acqua in dose da 1-3 gr., giova nei calcoli della vescica, nei catarri della stessa, nel reumatismo, e nei crampi di stomaco. La stessa pianta bollita nel vino, avrebbe le stesse virtu; e in generale serve per tutte le malattie della pelle.

Linaiola

Linaria vulgaris, Mill.

DESCRIZIONE: Fusto eretto semplice (30-60 cm.); foglie sparse, lineari, lanceolate; fiori grandi assai più lunghi del calice; corolla gialla con sperone a essa uguale o più lungo; cassula ovata.

H: comune nei campi e nei vigneti.

P: le sommità fiorite.

F: Scrofulariacee.

Questa pianticella con fiori bianco-gialli, simili a quelli della bocca di leone, ha proprietà calmanti e diuretiche; quindi giova in infuso contro la ritenzione d’orina. L’intiera pianta, pesata e applicata come empiastro sulle emorroidi, vale a calmare rapidamente il bruciore. Simili virtù ha pure la specie consimile, la Linaria Cymballaria, Mill.

Lino

Linum usitatissimum, L.

H: coltivata.

P: i semi.

F: Linacee.

I semi di lino hanno proprietà emollienti, rinfrescanti, lassative, risolventi e si usano per molte malattie. Si prepara la droga a freddo in questo modo: si mette un cucchiaio di semi di lino in un bicchier d’acqua alla sera e vi si lascia fino alla mattina. Durante questo tempo, esce il succo mucoso dai semi, da formare una poltiglia gelatinosa; si scalda 1’acqua fino che diventa liquido; si filtra e si beve a digiuno. E’ ottimo rimedio contro le costipazioni e come emolliente e calmante, nelle infiammazioni delle vie urinarie. Si può fare anche il decotto, con una parte di semi e 25 di acqua.

I cataplasmi di semi schiacciati (farina di lino) servono per risolvere gli stati infiammatori della mucosa bronchiale e intestinale, o per favorire la maturazione di raccolte di pus. Il decotto di semi, schiacciati attraverso un pannolino e bevuto a tazze, dà una cura nel reumatismo, nei catarri, nella tosse, nelle infiammazioni, nelle febbri e nel mal della pietra. Anche 1’olio che si estrae dai semi si usa come impacco nei tumori, nei piedi aperti, e sul ventre nella colica. Dosi: 4 parti di olio di lino e 3 di olio di mandorle; oppure sulle ferite si possono usare 420 gr. di olio e 4-5 tuorli d’uovo; oppure ancora: olio di lino e acqua di calce in parti uguali, che è il miglior lenimento contro le scottature.

Luppolo

Humulus Lupulus, L.

NOMI DIALETTALI: Fioranzes, Bruscanzoi, Ortis Bruscandoi, Ligabosch.

DESCRIZIONE: Fusto piuttosto sottile, volubile da sinistra a destra, ramoso; foglie opposte picciolate, palmate con 3-5 lobi; molto ruvide di sotto; fiori stamiferi in pannocchie opposte.

H: frequente nelle valli e in mezzo alle siepi.

P: i fiori.

F: Orticacee.

I fiori di luppolo hanno proprietà calmanti, narcotiche, digestive. Si fa 1’infuso di 20 gr. in un litro d’acqua, e si usa nelle insonnie, nelle agitazioni nervose, nei crampi di stomaco e nelle difficili digestioni. L’estratto, preso a piccole dosi solo o con acqua tre volte al di, giova nell’itterizia e nei dolori di gotta. Anche i polloni giovani servono quale gustosa insalata primaverile, contro i mali di fegato.