G-atanasio

Gallio giallo

Gallium verum, L. TAV. 7 – N. 54

DESCRIZIONE: Fusto rigido eretto, oscuramente ango- loso (20-50 cm.); foglie in verticelli di 8-12 (1-3 cm.), strettamente lineari, quasi setacee, lucenti di sopra, biancastre o brevemente pubescenti di sotto; fiori gialli, odorosi, in pannocchia bislunga, ramosissima e densa; frutti lisci, glabri o pelosi.

H: comune in tutti i prati e luoghi erbosi asciutti.

P: tutta la pianta fiorita.

F: Rubiacee.

Il Gallio giallo fu gia adoperato come antiisterico e antiepilettico, e si usa anche adesso come rimedio contro i flussi di sangue e nelle scottature. In qualche luogo si adopera 1’infuso per preparare bagni ai bambini deboli. La polvere dei fiori stagna il sangue da naso, cosi pure cosparsa sopra altre ferite sanguinanti.

Genipì

Artemisia Genipi, Weber – Glacialis, L.

DESCRIZIONE: Pianta bianco-sericea; fusti ascendenti semplici fogliosi (5-15 cm.); foglie picciolate 5-partite e segmenti trifidi con lacinie strette lineari lanceolate; capolini agglomerati in numero di 3-6 in corimbi compatti quasi in ombrello con 40-50 fiori; corolle glabre.

H: sulle rocce della zona alpina.

P: la pianta intera.

F: Composte.

Pianticella preziosa per le sue virtù toniche, corroboranti, digestive. Ha le foglie simili a quelle dell’assenzio, ma più piccole, color cenere-argento; la pianta raggiunge appena 1’altezza di 10-12 cm. Unita alle altre Artemisie di alta montagna, quali: la Spicata Wulf, la Glacialis L., la Mutellina Will, serve a fabbricare parecchi liquori, quali il Genipì, 1’Iva, il Vermouth.

Genziana

Gentiana lutea, L. TAV. 4 – N. 27

DESCRIZIONE: Fusto semplice (20-60 cm.); foglie grandi, ellittiche, le basali picciolate; fiori peduncolati in fascetti; calice spataceo, fesso da un lato; corolla gialla con lacinie lunghe il triplo del tubo, patenti, lanceolate, acute.

H: abbastanza comune nel suolo calcareo, nella zona dai 1200 ai 2000 m.

P: la radice.

R: in primavera o autunno tardi.

F: Genzianacee.

La radice possiede qualità toniche, digestive, spasmodiche, vermifughe, e si adopera nelle dispepsie, nelle diarree croniche, nei mali di stomaco, nella podagra ostinata. Mancando di azione astringente, esercita, senza irritare il suo potere tonico stimolante, aumentando la secrezione salivare e gastrica. Inoltre essa sostituisce il chinino nelle febbri intermittenti. La polvere si prende con una punta di coltello, diluita nell’acqua, alcune volte al dì. La macerazione si fa con 3 gr. in una tazza d’acqua fredda, per 4 ore. La tintura, fatta con le radici nello spirito di vino, si prende a gocce (40-50) prima dei pasti sullo zucchero, o con vino leggero. Si può fare la macerazione anche nel vino bianco. Dose: 30 gr. di radici in un litro di vino. Si prende a bicchierini. La cosiddetta «Bevanda celeste» si compone di genziana, borragine, origano, miele e vino. Le radici, cotte in quantità di 30 gr. in 250-300 di acqua, danno un lavacro, per fasciare ferite purulenti, ascessi, tanto dell’uomo che delle bestie. L’acquavite di genziana e un eccellente stomachico.

Genzianella

Gentiana acaulis, L.

NOMI DIALETTALI: Cuchi, Cioche, Braghie del cucu.

DESCRIZIONE: Fusto brevissimo (6-10 cm.) unifloro; foglie ovali o lanceolate in rosetta basale; lobi del calice ovali appressati; corolla del calice punteggiata, a tubo clavato-campanulato; stimmi semirotondi.

H: comune nei prati della zona montana, alpina.

P: tutta la pianta.

F: Genzianacee.

Questa bellissima pianticella, con un solo fiore, grande, azzurro, quasi senza gambo e con radici gialle, ha le stesse proprietà della genziana maggiore, ma meno attive. E’ rimedio contro la stanchezza, nell’esaurimento nervoso, nelle difficili digestioni. Si mette a macero la pianta con le radici in vino bianco, generoso. Dose: 3 gr. in 1 litro di vino.

Ginepro

Juniperus communis, L. TAV. 11 – N. 80

NOMI DIALETTALI: Zinever, Ginever, Zinevro, Ginevro, Ginivrio, Brusln, Giniever, Zeneoro..

DESCRIZIONE: Fruttice; foglie leggermente solcate di sopra; coccole nere o nero-violacee, per lo più piccole e assai numerose.

H: sui pendii dei colli e dei monti, nelle radure, nei pascoli aridi e luoghi incolti.

P: i frutti e il legno.

R: quando le bacche sono nere.

F: Conifere.

Le bacche sono stimolanti, digestive, urinifere, carminative e sudorifere. Esse alzano la temperatura del ventricolo, fanno crescere 1’appetito, cacciando i gas. Dose: da 4 a 8 gr. in 1/2 litro di acqua. Versando birra calda sulle bacche un po’ schiacciate e unite ad alcune foglie di assenzio, si ha un rimedio salutare contro le idropi ostinate. Nei sudori soppressi, gonfiamenti al ventre o artritici,

nell’asma dei vecchi, nei flussi catarrali per rilassatezza di vescica con conseguenti perdite notturne, giovano assai le bacche cotte o crude, o prese nell’acqua naturale, minerale o nell’acquavite. Preseroativo della peste. Quale sudorifero si può bollire 125 gr. di legno in 1500 gr. di acqua fino a ridurlo a 1000; vi si aggiunge 125 gr. di vino bianco. Se lo prende in quantità di 100 gr. tre volte al giorno, a caldo, possibilmente al mattino. La pappa fatta con pane grattugiato, aceto e bacche di ginepro schiacciate, posta sulla fronte o sulla nuca, giova per il mal di testa ed emicrania. L’olio di ginepro, preso a gocce sullo zucchero, è salutare nell’itterizia, nei calcoli biliari, nell’artrite, nella ritenzione d’orina e nell’idropisia. L’olio inzuppato nell’ovatta, e questa messa in un orecchio, guarisce spesso e in fretta il mal di denti, ed il dolore di testa. Carta asciugante inzuppata in quest’olio e applicata ai piedi agghiacciati e tiratevi sopra le calze, riscalda i piedi e impedisce conseguenti malattie. Il Roob Juniperi si prepara con un quinto di bacche e quattro quinti di acqua che si cuoce adagio: indi si schiacciano le bacche: con il sugo, al quale si aggiunge zucchero, si cuoce nuovamente adagio, fino a renderlo sciropposo. E’ assai gustoso, e si da’ a preferenza ai bambini raffreddati. L’acqua di ginepro si ottiene versando acqua bollente sulle bacche; con ciò si ottiene una specie di vino assai gustoso, che può conservarsi in bottiglie. Come diuretico si fa 1’infuso di 10-15 gr. di bacche schiacciate in 1 litro di acqua bollente; si lasciano le bacche in infusione per circa un’ora, e se ne bevono 4-5 tazze al giorno. Il the fatto con le sommità dei rami giovani serve quale depurativo del sangue. Dose: una manata in una tazza di acqua bollente. Per rinforzare lo stomaco si consiglia mangiare masticando adagino parecchie bacche al giorno. Fa buon sangue, si digerisce meglio. Per uso esterno, tanto le bacche che i rami e le radici bollite, servono per fare fregagioni nell’artrite e nei reumatismi.

Ginestrella

Genista tinctoria, L.

NOMI DIALETTALI: Erba zalda, Gialdine.

DESCRIZIONE: Fusto ascendente eretto, striato (40-100 cm.); foglie ovato bislunghe o lanceolato-acute, pubescenti nel margine; fiori solitari, ascellari, racemosi; pedicelli uguali al tubo del calice, con due bratteole all’apice; calice e labbra quasi uguali; corolla gialla glabra; legumi lineari glabri; semi compressi olivastro-opachi,

H: comune in tutti i boschi dalla zona collina alla montana.

P: a preferenza i fiori, ma anche i polloni giovani e le foglie.

R: i fiori prima che cominci il frutto.

F: Papilionacee.

I polloni, le foglie e i fiori si cuociono insieme; si mescola il succo ricavato con zucchero o miele, e si cuoce nuovamente. Serve contro i calcoli, alle persone troppo ricche di sangue e nei catarri intestinali. Si dà raramente e in piccole dosi, altrimenti provoca il vomito. I fiori si adoperano anche sulle ferite e tumori.

Gittaione

Agrostema Githago, L.

NOMI DIALETTALI: Rosola, Grofoi de camp, Viciarol.

DESCRIZIONE: Pianta pelosa (30-100 cm.); fusto eretto semplice o ramoso; foglie lineari acute; fiori grandi solitari, lungamente peduncolati; calice con coste larghe e lacinie più lunghe del tubo, lineari acute; petali porporini, nudi alla fauce; carpidi ottusi.

H: nei campi di cereali.

P: semi e radici.

F: Diantacee.

Una volta i semi e le radici venivano adoperati contro le eruzioni cutanee e quale purgante. E’ opportuno levare le sementi dal grano, perchè la farina, contenente in gran copia il Gittaione, si renderebbe tossica e nociva.

Giusquiamo

Hyosciamus niger, L.

DESCRIZIONE: Fusto eretto (20-50 cm.); foglie cuori- formi, rotonde, inciso-dentate, tutte picciolate; corolla con lembo non reticolato da vene colorate, bianca; filamenti degli stami bianchi.

H: negli incolti, lungo le case diroccate e vicino alle abitazioni.

P: le foglie e i semi.

R: le foglie nel secondo anno di vegetazione, all’epoca della fioritura,

F: Solanacee.

Questa pianta, detta anche Erba de santa Apollonia o Erba dal mal de denti, è velenosa assai e insieme medicinale. Ha la stessa proprietà della Belladonna. Viene usata negli affetti da mania, contro il tremito senile, contro 1’isterismo, nelle tossi convulsive, nell’insonnia e nell’incontinenza di orina. Essendo pianta velenosa, le dosi devono essere somministrate dal medico.

Noto qui solamente che il nostro popolo suole masticare, e poi gettare fuori di bocca i semi per il mal di denti e gengive infiammate, o, anche fare inalazioni per detti mali; da qui il nome di Erba di santa Apollonia, perchè protettrice contro il mal di denti.

Gramigna

Triticum repens, L. TAV. 9 – N. 6 9

NOMI DIALETTALI: Agram, Agran, Gramegna, Rals de ciamp.

DESCRIZIONE: Rizoma lungamente strisciante; fusti eretti o ascendenti (50-100 cm.); foglie piane scaberrime con parenchima trasparente; spiga gracile, compressa in spighette distinte, ovali, cuneiformi nella fioritura; glume 1 quarto più corte della spighetta, lanceolate, acuminate.

H: comune nei campi, è una delle male erbe più temute.

P: il rizoma.

F: Graminacee.

Sebbene questa pianta sia una vera peste per i campi, essa ha pure delle belle virtù medicinali, come depurative, rinfrescanti, decongestionanti e diuretiche. La farina del rizoma, mescolata in parti eguali con farina di frumento, dà un pane eccellente, nutritivo. II decotto serve nelle affezioni di petto, nelle oppilazioni del basso ventre, mitigando, sciogliendo, promovendo l’orina e nutrendo. Dose: si fa la decozione di 30 grammi di radici pestate, in un litro di acqua. L’estratto si prepara cuocendo le radici, finche diventano molli; si filtra ispessendo il liquido con nuova cottura, senza zucchero. Se ne prende di quando in quando un cucchiaio nell’acqua, vino, brodo, ecc. Il decotto di questi rizomi è ottimo rimedio contro le malattie dei bambini: febbri, tosse, tosse convulsiva, rosolia, eruzioni cutanee, macchie del corpo, malessere generale.

Granoturco

Zea Mays, L.

NOMI DIALETTALI: Formentac, Maiss, Panocce.

H: coltivato nei campi.

P: gli stimmi.

F: Graminacee.

Gli stimmi del granoturco, ossia quelle barbette che escono fuori dalle pannocchie, hanno forte virtù diuretica, fino a quadruplicare 1’emissione in 24 ore, senza alcun inconveniente e senza affaticare il rene. E’ preferibile pure l’estratto fluido in dose di gr. 0,5 per ogni volta, ripetuta dalle 2 alle 4 volte in un giorno. Si fa il decotto di 20-50 gr. in 1 litro di acqua. Se ne bevono due tazze al giorno, prima dei pasti. Essendo fortemente diuretico è indicatissimo per cacciare 1’acido urico, nell’albuminuria, nelle coliche nefritiche, nella cistite e nei calcoli renali, e in tutti i casi nei quali e necessario promuovere l’orinazione.

Graziola

Gratiola officinalis, L.

DESCRIZIONE: Fusto eretto inferiormente radicante (20-30 cm.); foglie opposte lanceolate, dentellate; fiori bianchi o rosa ascellari dentellati con due bratteole sotto a calice e lunghi peduncoli.

H: luoghi paludosi e prati umidi.

P: la pianta intera.

F: Scrofulariacee.

La Graziola e purgante con proprietà drastiche e violente, da evitarsi specialmente da coloro che soffrono di malattie gastrointestinali. Si adopera contro i vermi, nella clorosi, nelle mestruazioni scarse o ribelli, nelle malattie di cuore con complicazioni renali, nella febbre quartana, nell’idropisia e nella melanconia. Dose: 1’infuso o la decozione di 5-8 gr. in 1/2, litro di acqua; niente di più, perchè pianta velenosa. In qualche luogo viene adoperata anche nelle forti indigestioni.

Grespino dei campi

Sonchus arvensis TAV. 1- N. 1

DESCRIZIONE: Radice strisciante; fusto eretto, cavo (50-100 cm.); foglie un po’ glauche, strettamente lanceolate, sinnato-roncinate e pennatofesse con lobi triangolari, dentellato-spinosi; capolini gialli grandi in corimbo terminale; foglioline involucrali esterne, peloso-glandolose come i peduncoli.

H: assai frequente nei campi di cereali.

P: la pianta intera.

F: Composte.

Questa pianta si adopera quale impiastro, con buon esito, sulle ferite, nelle punture di vespe o d’altri insetti a pungiglione o nocivi, nelle scottature e nelle enfiagioni.