C-atanasio

Calamo aromatico

Acorus calamus, L.

DESCRIZIONE: Erba perenne alta da 50 cm. a un metro con rizoma grosso, cilindrico, orizzontale; foglie alterne, lunghe da 20 a 50 cm. ensiformi, guainanti, fusto florifero triangolare; fiori piccoli verdastri; frutto a piccola capsula con due o tre semi ovati.

H: nei fossi e nelle paludi, specialmente nella valle del Po.

P: il rizoma.

R: primavera e autunno.

F; Aracee.

Il rizoma è aromatico-stimolante, tonico e febbrifugo e si usa nei catarri gastro-enterici, nella cattiva digestione, nelle febbri intermittenti, nell’acidità di stomaco, negli ingorghi renali e nelle palpitazioni di cuore. Si fa il decotto del rizoma tagliato a pezzettini. Da 15 a 25 gr. in 500 di acqua o vino. E’ usato anche per rischiarare la voce e per bagni o lozioni ai bambini rachitici o scrofolosi.

Calendola

Calendula officinalis, L. TAV. 9 – N. 64

DESCRIZIONE: Pianta glandolosa-pubescente; fusto angoloso, lanceolato eretto (20-50 cm.); foglie inferiori bislungo-spatolate, le superiori lanceolato-cuoriformi ab braccianti; capolini grandi aranciati con linguette lunghe il triplo dell’invoglio; acheni tutti con margine intero, tutti curvati.

H: pianta assai rara o coltivata.

P: la pianta intera.

F: Composte. Foglie e fiori sono sudoriferi, aperitivi. Si usa 1’infuso di 30-40 gr. in 1 litro d’acqua nei disturbi di ventricolo, della matrice, per ristabilire i mestrui impediti da debolezza. Il succo (1/2-1 gr.) si adopera nei cancri della pelle, nelle ulceri, nelle scrofole e nell’emorroidi. Da notarsi: se alla mattina i fiori non si aprono, è segno di pioggia.

Camedrio

Teucrium Chamaedris, L.

DESCRIZIONE: Pianta pubescente; fusto molto ramoso dalla base (10-12 cm.); foglie ovali od ovali-lanceolate, brevemente picciolate, pubescenti doppiamente dentate; fiori in racemo foglioso; calice rossastro pubescente; corolla porporina a lobo mediano concavo, obovato, cuneiforme.

H: luoghi incolti sassosi, sui muri dei campi, nei luoghi secchi e ben esposti.

P: 1’intiera pianta.

R: maggio, giugno.

F: Labiate.

Questa graziosa pianticella, detta anche Querciola, ha proprieta stomachiche e digestive. Si fa 1’infuso di 15 gr. di foglie e sommità fiorite in 1 litro d’acqua. Se ne prendono 4 tazzine al giorno nell’inappetenza, nei mali di stomaco e nei disturbi intestinali.

C amedrio alpino

Dryas octopetala, L. TAV. 10 – N. 73

DESCRIZIONE: Fusti frutticosi, ramosissimi, prostrati (10-20 cm.); foglie ellittico-bislunghe, profondamente crenate, ottuse, picciolate, bianco-argentine di sotto; stipole lineari; fiori bianchi, grandi, solitari; petali ordinariamente 8, lunghi il doppio dei sepali; carpelli con lungo stilo piumoso.

H: abbondante da formare veri tappeti sui ciglioni e pascoli della zona subalpina e alpina.

P: le foglie e le sommità.

R; settembre.

F: Rosacee.

Anche questa simpatica pianticella delle nostre Alpi e assai preziosa per le sue virtù cardiotoniche, diuretiche e astringenti. Si fa 1’infuso di 20 gr. di foglie in 1 litro d’acqua per rinforzare il cuore, per pulire il capo e facilitare 1’orinazione.

Camomilla

Matricaria chamomilla, L.

Pianta nota a tutti per essere dispensato dal darne la descrizione.

H: luoghi aridi e incolti, nei campi, lungo le strade, negli orti.

P: i fiori disseccati all’ombra e messi in recipienti ben chiusi.

R: durante la fioritura.

F: Composte.

I fiori di questa pianta sono tonici, stimolanti, febbrifughi, emenagoghi, antispasmodici, sudoriferi. Con un pizzico di fiori secchi in una tazza di acqua bollente si ha un buon the giovevole nei disturbi di stomaco, nell’insonnia nervosa, nelle difficili digestioni, nell’isterismo, nelle febbri intermittenti, nei crampi di stomaco, nella tosse asmatica e nelle coliche. Per uso esterno si usano i fiori posti nello spirito o nell’olio contro i tumori infiammati, nelle scrofole e nello scorbuto. Sacchetti di 30 gr. di Camomilla, fiori di Sambuco e farina di Segala in parti uguali si applicano caldi e con buon esito nei reumatismi, mal di occhi, di orecchi, negli ascessi e foruncoli. Cambiare i fiori ogni anno: diversamente perderebbero della loro virtù terapeutica.

Campanelline

Leucoyum vernum, L. TAV. 10 – N. 71

DESCRIZIONE: Scapo eretto, cavo (20-40 cm.); foglie lineari, ottuse; fiore unico terminale bianco in cima, verdognolo; segmenti allungati; stilo a forma di clava.

H: prati umidi di monte.

P: il bulbo.

F: Liliacee.

Si usa il bulbo in piccole dosi come vomitivo; esternamente si applica alla gola, dopo esser stato in composta nell’aceto, per fare scomparire il gozzo.

Canapa acquatica

Eupatorium cannabinum, L.

DESCRIZIONE: Pianta erbacea, perenne con fusto eretto alto 60-170 cm. rossiccio, striato con foglie opposte, picciolate e infiorescenza composta di numerosi capolini a fiori rossi o bianchi.

H: comune nei boschi umidi, nei fossi e nelle paludi.

P: sommità fiorite, foglie e radici.

R: le radici in primavera, le foglie e le sommità in principio di fioritura.

F: Composte.

La radice è un ottimo purgante, come il rabarbaro, senza produrre coliche o debolezza. Le foglie hanno azione tonica e si fa il the o decotto di 30-60 gr. in 1 litro di acqua nelle debolezze generali, nell’anemia, nella clorosi e nelle cattive digestioni. Esse sono toniche, aperitive, stimolanti e purgative e danno buoni risultati nelle idropisie, nei catarri cronici e negli ingorghi di fegato e di milza. Come purgante la radice tagliuzzata nella dose di 30-60 gr. si mette a macero in 1 litro di vino: un bicchiere la mattina a digiuno.

Canna

Arundo Donax L.

DESCRIZIONE: Pianta selvatica, comune lungo i fiu-mi, nei luoghi umidi, sabbiosi, nei parchi da tutti conosciuta per gli usi quale sostegno alle piante di ortaggio, o per cancelli, o bastoni da pesca, ecc.

Il suo rizoma sotterraneo e medicinale quale sudorifero e diuretico. Si usa il decotto di 40-60 gr. in 1 litro d’acqua che si beve a piccole tazze 5-6 volte al giorno.

Capelvenere

Adianthum Capillus Veneris, L.

DESCRIZIONE: Foglie molli (10-20 cm.) a piccioli neri, lucenti, sottili, bipennatosette con lobi a forma di ventaglio sostenuti.

H: sulle rupi e sui muri bagnati da stillicidi permanenti, alle pareti di cascate, e in genere nei luoghi umidi poco illuminati.

P: pianta intera.

F: Polipodiacee.

Tutta la pianta ha leggera azione aperitiva, pettorale, emolliente. Si usa l’infuso di 10 gr. di foglie in 120 di acqua nelle affezioni di petto, nelle tossi, nelle bronchiti e nelle difficili e scarse mestruazioni. Si usa pure nell’asma, negli ingorghi di fegato e di milza. Il decotto si usa per lavare la testa, rinvigorire i capelli e allontanare la forfora.

Caprifoglio

(Madreselva)

Lonicera Caprifolium, L.

DESCRIZIONE: Fusti volubili pubescenti nei rami giovani; foglie caduche, un po’ coriacee, ellittiche, quasi tonde; fiori porporini o bianco-giallastri verticillati; un capoli-

no terminale sessile; corolla con labbro superiore a 4 lobi, 1’ungo appena 1/3 di essa; bacche ovali rosse.

H: nei boschi riparati e caldi della zona submontana; pianta piuttosto rara.

P: foglie e fiori.

F: Caprifogliacee.

Le foglie e i fiori sono sudoriferi e diuretici. Si fa I’infuso con un pizzico in una tazza di acqua. E’ gustoso e si presta quale collutorio nelle infiammazioni della bocca e delle fauci. La corteccia ha azione più forte e si usa in decozione di 25-50 gr. in 1 litro d’acqua nella gotta, nell’itterizia, nella renella, negl’ingorghi di fegato e di milza. Al decotto si può sostituire la macerazione di 1 litro di vino bianco in 150 gr. di corteccia.

Carciofo

Cynara Scolymus, L.

DESCRIZIONE: Pianta da tutti conosciuta, della famiglia delle Composte e coltivata negli orti. Oltre servire quale insalata, esso ha pure virtù medicinale per il ferro e tannino che contiene e si usa quale astringente, tonico e diuretico. Si prescrive il decotto di radici (20 gr. in 100 gr. di acqua) contro la gotta, artrite, reumatismi, idropisia e renella. Mangiato crudo (4-6 al giorno) giova contro le diarree ostinate. Il carciofo però, mangiato crudo, è di difficile digestione. Il fiore coagula il latte.

Cardo santo

Cnicus benedictus,L. TAV. 2 – N. 13

DESCRIZIONE: Pianta annua, erbacea; fusto eretto, angoloso con rami divaricati (30-100 cm.); foglie alterne, pubescenti, biancastre con nervature sporgenti, sinuato- dentate con lobi picciolate, le inferiori bislunghe, le fiorali più lunghe dei capolini; i capolini giallicci con involucro conico-campanulato; ricettacolo piano con poli molto lun-

ghi e aderenti.

H: da noi molto raro in alta montagna (Stelvio).

P: tutta la pianta.

F: Composte.

Questa pianta si adopera nelle difficili digestioni, nei catarri bronchiali cronici e nelle malattie della vena porta. Dose: il decotto di 5-15 gr. in 1 litro d’acqua. E’ pure febbrifugo, e giova nelle diarree e atonia gastrica, come pure nell’itterizia.

Cariofillata

Geum urbanum, L. TAV. 9 – N. 67

DESCRIZIONE: Rizoma corto, fusto eretto (40-70 cm.); foglie pennatosette con 5-7 segmenti bislunghi inciso dentati, il termine più grande; stipole grandi fogliacee; fiori gialli terminali al fusto e ai rami eretti; sepali reflessi nel fusto; petali quasi uguali al calice; carpoforo nullo; carpelli con coda lunga, nuda, articolata al 1° quarto superiore.

H: boschi freschi, lungo i rivi.

P: la radice.

R: autunno e primavera, prima della fioritura.

F: Rosacee.

La radice contenendo molto tannino, adagramantina, gomma e altre sostanze, e tonica, astringente, eccitante e vulneraria. Si usa 1’infuso di 30-50 gr. in 1 litro d’acqua nei catarri cronici intestinali, nella debolezza di nervi e di digestione, nei flussi di catarro e di sangue, nelle diarree, nei disturbi di petto e di fegato. Il vino di radici si prepara con 70 gr. di radici tagliuzzate in 1/2 litro di vino buono vecchio. Se ne prende un bicchierino nelle difficili digestioni, nel mal di testa e di petto, per lo stomaco debole dei convalescenti quale eccellente stomachico. Simili virtù ha pure la Cariofillata di Monte = Geum rivale, L. con fiori giallo-lividi, grandi curvati in basso; rizoma corto; fusto eretto (20-40 cm.).

Carlina

Carlina acaulis, L.

NOMI DIALETTALI: Articiochi de mont, Spini de prà, Formaiele, Segnatempi, Spini d’asen, Chesedor, ecc.

DESCRIZIONE: Fusto grosso cortissimo o alto fino a 20-30 cm.; foglie grandi prostrate in larga rosa, picciolate, nervose, lanceolate-pennato-partite, a lobi divisi in lobetti dentati e spinosi; capolino molto grande solitario terminale, quasi sessile; squame involucrali raggianti lineari in clava e ottuse in alto.

H: pascoli aridi, sassosi dalla zona submontana alla subalpina.

P: la radice.

F: Composte.

La radice di questa pianta ha virtù stomachiche, stimolanti, diuretiche, sudorifere e antielmintiche. Si usa il decotto di 15 – 20 gr. in 200 di acqua. La radice secca polverizzata in ragione di 4-5 gr. in 1/2, litro d’acqua, scaccia il verme solitario, apre il fegato e la milza otturati, rammolisce i tumori acquosi, provoca l’orina, liberando la vescica dalle pietre ed è efficace contro la peste. La pianta, bollita nell’aceto, giova nelle eruzioni cutanee, tigna, croste, mal di denti, risciacquando.

Carota (Rave zalde)

Daucus carota, L.

DESCRIZIONE: Fusto eretto, un po’ ramoso, striato e glabro da 10 a 60 cm.; foglie bipennatosette, a segmenti ovali, inciso dentati; infiorescenza a ombrella composta; fiori bianchi, raramente rosei o giallicci.

H: da noi coltivata.

P: le radici.

F: Ombrellifere.

La radice ha proprietà emollienti, risolutive, diuretiche e antisettiche. Si prescrive il succo (1 bicchiere diluito in due bicchieri d’acqua), da prendersi a caldo in 4-5 volte al giorno nelle irritazioni dello stomaco e del duodeno,

nell’itterizia, nella perdita della voce, nelle tossi ribelli, nella renella, nei raffreddori di petto e nelle malattie della pelle dei bambini. Le foglie si applicano con esito buono sui panerecci e nell’erisipola.

Carpino

Carpinus betulus, L.

DESCRIZIONE: Foglie ovali bislunghe, doppiamente seghettate, con nervi lungamente pelosi; amenti maschi e squame cigliali nel margine, brattee fruttifere trilobe con lobi lanceolati, il mediano lungo il doppio dei laterali e alle volte dentellato.

H: nei boschi della zona montana.

P: le foglie e i semi.

R: estate.

F: Cupulifere.

Con le foglie si prepara la decozione (30 gr. in 1 litro d’acqua), per gargarismi nelle affezioni catarrali della bocca e della gola. Dai semi si ottiene un olio grasso.

Castagno

Castanea vesca, Gaertn.

DESCRIZIONE: Pianta ad alto fusto ramoso, con foglie bislunghe e lanceolate, acuminate, coriacee, grandi, con la punta superiore glabra e lucida; frutto bruno-lucente a larga base biancastra.

H: ordinariamente nei terreni freschi e ricchi di silice.

P: le foglie.

R: in pieno sviluppo.

F: Cupulifere.

Le foglie di castagno sono raccomandate in infusione nella cura della dissenteria e tosse convulsiva: una manata in 1 litro d’acqua.

Castagno d’India

Aesculus Ippocastanus, L.

DESCRIZIONE.: Albero ad alto fusto con chioma ovale; foglie opposte, lungamente picciolate, composte, palmato-digitate, con sette foglioline spatolate, acute, doppia- mente dentate; fiori bianco-rosei a pannocchia; calice campanulato con petali distesi, pubescenti; stami declinati e curvi.

H: coltivato quale pianta ornamentale dei viali.

P: i frutti e la corteccia.

F: Ippocastanacee.

Tanto la corteccia, specialmente dei rami giovani, come il frutto, sono astringenti, antispasmodici e ottimi vasocostrittori delle vene superficiali riducendole, se dilatate, allo stato normale. Dose: 60-70 gr. di corteccia in 1 litro d’acqua o nel vino bianco in macerazione. Se ne beve 1/2 bicchiere per volta. L’estratto delle castagne serve contro 1’emorroidi, contro le mestruazioni troppo durature, come pure contro i geloni, prurigine, reumatismi, facendo fregagioni, pennellature o lavaggi. Il decotto delle foglie preso in piccole dosi giova assai nella tosse canina dei bambini.

Cavolo

Brassica oleracea, L.

Pianta abbastanza nota per essere dispensato a farne la descrizione. Per la quantità abbondante di minerali che il Cavolo contiene, è cibo assai rinforzante più delle Spinacee, del Pomodoro e della Carota. Contenendo molto zolfo, la sua acqua, dopo la cottura, è ottimo rimedio nelle malattie della pelle, applicando compresse o facendo lavature, o bevendone un paio di bicchieri al giorno. Quest’acqua è pure giovevole nella tosse, raucedine, raffreddori di petto e bronchite. Con le foglie si ottengono eccellenti effetti nella cura delle ulceri varicose. La cura si fa in questo modo: si lavano bene le foglie, togliendo con una

forbice le nervature piu grosse; indi si comprimono con una bottiglia o con un cilindro di legno, senza lacerarle, mettendole poi a macerare per qualche ora nell’acqua borica. Pulita la pelle, si sovrappone una o due di dette foglie sulla piaga che si copre con una garza e si ferma con una fascia. L’applicazione si ripete due volte al giorno con grande sollievo dell’ammalato, e la piaga in poco tempo si chiude. Queste applicazioni (3-4 foglie cambiate 3-4 volte al giorno) portano buoni risultati anche nei dolori reumatici, nelle nevralgie facciali, nei raffreddori di testa o di naso, nella pleurite, nella risipola, applicando le foglie, cucite insieme, sulla parte dolorante.

Celidonia

Chelidonium maius, L.

Nomi dialettali: Erba dai pori, Zedronega, Erba dalle gruse.

DESCRIZIONE: Erba con succo color d’arancio; fusto eretto, ramoso; foglie molli, biancastre di sotto, pennatosette, con 5-11 segmenti inciso-crenati, il terminale più grande trilobo; fiori gialli in ombrelle terminali.

H: comune tra i ruderi, le siepi, vicino alle abitazioni.

P: 1’intera pianta e il lattice.

F: Papaveracee.

L’estratto fluido in dose di gr. 0,5 a 2 si usa nella gotta, nell’idropisia, nel cancro, se non per la cura diretta, per arrestare il male e per lenimento. II lattice per uso esterno e efficace contro i calli, i porri e le verruche.

Chenopodio

Chenopodium bonus Henricus, L.

Nomi dialettali: Spinazzi de mont, Caltri, Comede, ecc.

DESCRIZIONE: Fusto eretto, ramoso, solcato (10-80 cm.); foglie verdi farinose, triangolari astate o saettiformi, intere od ondose nei margini; fiori in racemi brevi, nudi, in pannocchia terminale a spiga, fogliosa solo alla base. H: nei prati grassi di montagna, attorno alle stalle e alle cascine di monte.

P: foglie e sommità.

F: Chenopodiacee.

Questa pianta, oltre che somministrare una buona insalata e servire di appresso, preparata come le spinacce, viene adoperata come cataplasma da applicarsi sulle ferite e sulle piaghe. Il Mattioli prescrive il succo contro la rogna, lisciando e pulendo la pelle.

Ciclamino

Cyclamen europaeum,L. TAV. 3 – N. 21

Nomi dialettali: Pan porzin, Tiraco, Pipa, Erba patata.

DESCRIZIONE: Foglie ovato-reniformi, crenulate, non angolate; corolla rosea con la fauce formante un anello intiero e di coloro più carico.

H: luoghi ombrosi della zona collina e montana.

P: le foglie e i tuberi.

F: Primolacee. Pianta velenosa, ma che viene usata contro i vermi e per provocare le regole. Si usa 1 gr. di polvere in 1 bicchiere di acqua. Le foglie verdi, contuse, si applicano contro le enfiaggioni e sui tagli.

Cicoria selvatica

Cichorium intybus, L.

DESCRIZIONE: Fusto eretto, divaricato, ramoso (20-90 cm.); foglie lanceolato-spatolate, rancinate o dentate; capolini celesti come quelli della cicoria degli orti; involucro cilindrico; pappo con fogliette brevissime. La Cicoria selvatica della famiglia delle Composte, è tonica, depurativa, aperitiva nelle opilazioni del basso ventre e nei ristagni della vena porta. Si fa il decotto delle foglie, meglio ancora delle radici, nella dose di 20-30 gr. in 180 di acqua. Il succo si spreme dalla pianta intera con la radice. Preso in dosi da 40-100 gr. solo o bollito col latte, migliora la secrezione, aumenta la potenza digestiva, e si usa anche nelle malattie che tendono a distruggere 1’organismo. E’ sudorifero, aperitivo e quindi utile nelle opilazioni del fegato, della milza, delle glandole indurite, nelle scrofole, nell’itterizia, nell’idropisia e isteria.

Cicuta rossa

Geranium robertianum, L. TAV. 10 – N. 75

DESCRIZIONE: Pianta spesso rossiccia, peloso-glandolosa, fetida; foglie opposte, palmatosette a 3-5 lacinie picciolettate trifide, pennatifido-incise; sepali ovali lanceolati; petali lunghi il doppio del calice, rossi o rosei, cuneiformi.

H: comune nei luoghi ombrosi dalla pianura alla zona subalpina.

P: tutta la pianta.

R: in autunno prima della disseccazione.

F: Geraniacee. La pianta si dissecca all’ombra, sospesa in aria a mazzetti. Possiede buone qualità astringenti, vulnerarie, risolutive. Si prende il decotto al 60 per 1000 nell’angina, nelle emorragie e diarree.

Le foglie fresche schiacciate in un pannolino e applicate a ferite, tagli, punture, piaghe, le guariscono presto.

Questa pianta salutare, che sembra avere anche azione radioattiva, si usa con buon esito nelle infiammazioni degli occhi, della gola, dei denti, nei dolori nevralgici della faccia e dei piedi. A tal uopo si fa 1’impacco della pianta fresca, contusa. Viene quindi adoperata ordinariamente per uso esterno; presa interamente per dolori di stomaco e di reni si usa sempre mescolata con il vino.

C inquefoglio

Pontentilla reptans, L. TAV. 5 – N. 33

DESCRIZIONE: Fusti lunghi (20-60 cm.), gracili, prostrato-radicanti; foglie quinate, lungamente picciolate; foglioline obovate lungamente seghettate nei 2 terzi superiori; stipole lanceolate intiere; fiori gialli (2-3 cm.) pentametri, ascellari con peduncoli uguali alle foglie o più lunghi; tarbelli tubercolosi.

H: sui margini delle strade e dei campi.

P: tutta la pianta.

F: Rosacee.

L’infuso giova contro la dissenteria, diarrea, colerina e febbre intermittente. Le radici cotte nel vino servono nell’emorragia e sputo di sangue. Dose: 30-40 gr. in 1 litro d’acqua.

Cipolla

Allium cepa, L.

Pianta coltivata negli orti e da tutti conosciuta, e della famiglia delle Gigliacee, della quale si adopera il bulbo. Il decotto di cipolla misto a latte caldo, preso mattina e sera, giova nei raffreddori, come calmante ed espettorante. Le Cipolle sono molto diuretiche, prese per bocca con vino o miele, o, se prese per uso esterno, si applicano pestate al basso ventre o sui reni. Cotte sotto la cenere e applicate sui flemoni, hanno azione emolliente; messe nell’aceto per 3-4 giorni al sole o al caldo, servono contro i porri e i calli.

Il vino di cipolla è rimedio specifico contro la nefrite e l’albuminuria. Si mettono due cipolle tagliuzzate in un litro di vino bianco e dopo sei giorni se ne beve un bicchierino la mattina a digiuno. Per sofferenti di reumatismo e acidi urici si fa la cura di un mese circa, bollendo una cipolla ogni giorno in un quarto di litro di latte zuccherato, bevuto il quale, si mangia la cipolla.

Cipresso

Cupressus sempervirens, L.

Anche questa nobile e magnifica pianta della famiglia delle Conifere, oltre che essere ornamentale e preziosa per il suo legno duro e persistente, fu riconosciuta fin dall’antichità come medicinale potentemente astringente e sudorifera. Si usa il decotto della scorza dei rami giovani o dei frutti (noci) in dose di 20-40 gr. in 1 litro d’acqua. E’ fortemente diuretico, astringente, sudorifero, da usarsi a tazze nel reumatismo cronico, nelle febbri intermittenti, e per uso esterno quale lavaggio o applicazione nelle emorroidi, nelle varici, nella menopausa, nelle metrorragie. L’infuso prolungato delle foglie nell’alcool, diluito con acqua da’ una lavanda detersiva e cicatrizzante.

Coclearia

Cochlearia officinalis, L.

DESCRIZIONE: fusto eretto (20-30 cm.); foglie inferiori picciolate con lamina quasi tonda, concava, le superiori cuoriformi-ovate dentate; fiori bianchi a corimbo, in cima a corti fusticelli; pedicelli uguali alle siliquette o più lunghi.

H: qua e là nei boschi umidi, vicino alle acque, associato ordinariamente al Crescione.

P: tutta la pianta.

F: Crocifere.

La pianta contusa esala un odore irritante che fa ricordare quello della Senapa. E’ assai apprezzata come antiscorbutica. Si usa il succo fresco da 50-100 gr. Si adopera pure solo o con acqua, quale gargarismo, per mal di bocca e di denti, come pure per applicazione sulle ferite.

Coda cavallina

Equisetum arvense, L. TAV. 6 – N. 48

nomi DIALETTALI: Camonzina, Pecioi, Coa de caval, Rasparela, Coa de sghirlat, Couda dal giat.

DESCRIZIONE: Fusti fertili, precoci, semplici che periscono dopo la maturità delle spore, con guaine quasi imbutiformi a 9 denti lanceolati; fusti sterili verdi, con rami tetragoni.

H: comune nei luoghi umidi, nei campi morbidi, lungo le linee ferroviarie.

P: tutta la pianta.

R: in pieno sviluppo.

F: Equisetacee.

L’«Herba equisetis minoris» facilita 1’orinazione, giova contro 1’idropisia, purifica il sangue, lo stomaco, la vescica. Si prepara il the con 4-6 gr. in 1/2 litro di acqua. Esso purifica lo stomaco, sconduce le orine, producendone in abbondanza, ristagna le perdite di sangue e le emorragie.

Il decotto serve per impacchi e lavaggi nelle piaghe marcescenti, nei tumori cancrenosi, nelle fratture e nella carie ossea. Gettando una manata di gambi in un recipiente di acqua bollente, si ottengono vapori utili per crampi di vescica, cistite e difficoltà d’orinare. Occorre però sedervi sopra in modo che il vapore circondi il basso ventre, e impedendo con una coperta che il vapore possa sfuggire. Esso ha un’azione speciale anche sull’acido urico. Conviene pero che la pianta si rinnovi ogni anno. Da notarsi, infine, che le odierne cave di carbone sono costituite in gran parte dall’Equiseto marcito.

Colchicho

Colchichum autumnale, L. TAV. 6 – N. 43

NOMI DIALETTALI: Fior de 1’autun, Fior del ligor, Fior della mort, Gili mati, Ai mat, Lumate, Fior da la neo.

DESCRIZIONE: Foglie larghe, lanceolate o bislunghe (20-30 cm.) che spuntano in primavera, mentre i fiori compariscono in autunno; perigonio con lembo circa 1 terzo del tubo, a lacinie erette, bislunghe o lanceolate, ottuse, tutte screziate con 15-20 vene longitudinali ondulate.

H: comune nei prati umidi di collina e di montagna.

P: semi e bulbo.

R: i semi quando si apre la capsula, e i bulbi in ottobre.

F: Gigliacee.

Questa pianta ha proprietà diuretiche, narcotiche e drastiche e serve a formare dei preparati contro la gotta e i reumatismi. Essendo pianta velenosissima, tanto per le persone che per il bestiame, è meglio lasciarla manipolare dai chimici e dai farmacisti, e avvertire i bambini e i pastori che non manipolino tale pianta. In caso di avvelenamento, si adoperino vomitivi e la respirazione artificiale.

Comino dei prati

Carum Carvi, L. TAV. 7 – N. 53

NOMI DIALETTALI: Caref, Careo, Comin, Ciarei, Carieso.

DESCRIZIONE: Radice fusiforme; fusto eretto, ramoso, alto (30-60 cm.); foglie bislunghe bipennatosette con segmenti opposti divisi; lacinie lineari acute; ombrelle con 8-16 raggi; involucro e involucretto nulli o con 1-2 foglioline; fiori bianchi; frutto ovoide.

H: assai frequente nei prati magri di montagna.

P: semi.

F: Ombrellifere.

I semi riscaldano e sono digestivi; cotti nel latte (1 cucchiaio in 1 tazza di latte per 5 minuti) giovano nella colica, nei crampi di ventre, nelle gonfiezze e nella cattiva digestione. La polvere, presa nei cibi, nell’acqua, nel latte o nel vino, mette in ordine lo stomaco, scaccia 1’alito cattivo, eliminandone i gas. Per uso esterno, si fanno bollire i semi o la polvere di essi; con quest’acqua si lavano gli occhi, le orecchie, e giova nei dolori di testa e nei catarri degli stessi organi.

Consolida maggiore

Symphytum officinale, L. TAV. 11 – N. 82

NOMI DIALETTALI: Erba per i pioci, Al, Spolpenazze.

DESCRIZIONE: Radice fusiforme, grossa, bruna; fusto eretto (30-60 cm.); foglie ruvide, le inferiori grandi ovali bislunghe lungamente picciolate, sessili e scorrenti; corolla bianca, roseo o violacea con denti corti curvati in fuori.

H: prati umidi e lungo i rigagnoli.

P: foglie, fiori e radici.

F: Borraginacee.

II decotto delle radici dà una bevanda rinfrescante, calmante e astringente. Il decotto non deve essere prolungato, perchè in tal caso il tannino svaporerebbe. Questa bevanda è giovevole nei catarri di petto, nelle diarree, dissenterie, sputi sanguigni; nelle fratture interne ed esterne, nelle lesioni, graffiature e screpolature della pelle, nelle piaghe, nei nodi artritici, nelle glandole al petto, nei dolori della matrice, facendo secondo i casi lavaggi o impacchi. Dose: da 30-60-100 gr. in un litro di acqua bollente. La radice cotta nel vino è eccellente nei disturbi polmonari. La polvere della radice, fiutata nel sangue da naso, lo fa cessare. Il the di fiori (2 gr. in 1 tazza d’acqua) giova nelle affezioni di petto con catarro. Le foglie giovani, unite ad altre verdure, si mangiano in insalata. Da notarsi che il pelo del camello non si lascia lavorare, se non con la colla che si estrae da questa pianta.

Consolida regale

Delphinium consolida, L.

NOMI DIALETTALI: Speranzine, Speroni de caval, Repe.

DESCRIZIONE: Fusto gracile a rami numerosi divergenti (20-60 cm.); foglie biternate, decomposte in lacinie lineari strette; racemi corti divergenti in pannocchia bassa; barattee tutte semplici; peduncoli filiformi e patenti; fiori bleu o bianchi, cassula acuminata.

H: comune nei campi di cereali.

P: i fiori.

R: in fioritura.

F: Ranunculacee. I «Flores calcatripae» o di santa Ottilia, vengono adoperati nelle infiammazioni degli occhi. Detti fiori, tagliuzzati e messi nell’acqua di rose e poi applicati agli occhi, levano il bruciore e il rossore. Consolidano le ferite e le piaghe, donde il nome. La polvere, presa in piccole dosi con acqua, giova nelle acidità, nella secrezione della bile, nella tosse e nei bruciori della vescica.

Coreggiola (Centinodia)

Polygonum aviculare, L.

DESCRIZIONE: Fusti prostrati (10-50 cm.); foglie lineari lanceolate; guaine laciniate all’apice; fiori 2-4 all’ascella delle fogliette achenio opaco, con le facce più o meno scavate, granelloso-striate in senso longitudinale.

H: comune lungo le strade, negli orti, nelle piazze selciate incolte.

P: tutta la pianta.

R: durante e dopo la fioritura.

F: Poligonacee.

Questa pianta preziosa usata fin dai tempi più remoti, ha azione astringente, disciogliente e depurativa. Il the di questa pianta è assai raccomandato dal Kneipp nella colica, nell’emottisi di qualunque sorte, nel mal della pie

tra schiacciando ed espellendo i calcoli, nei disturbi di reni e di vescica. Questo the purifica la milza, il petto e lo stomaco. Se ne bevono 2-3 tazze al giorno. Sulle piaghe, tumori, ulceri si puo usare la pianta fresca pestata o il decotto (50-60 gr. in 1 litro d’acqua). La pianta cotta nel vino è usata con ottimo successo nella diarrea, nelle mestruazioni sovrabbondanti, nei fiori bianchi, nel bruciore d’orinare.

Corniolo

Cornus mas, L.

Nomi DIALETTALI: Cornal, Cornaler, Cornelaro, Cor- nolaro.

DESCRIZIONE: Arboscello; foglie opposte, ellittiche acuminate; fiori gialli in piccole ombrellette sboccianti prima delle foglie e fornite di un involucretto di 4 foglioline concave; drupa bislunga rossa.

H: nei boschi vicino alle campagne e nelle siepi lungo le strade di campagna.

P: foglie e frutti.

F: Cornacee.

I frutti, quantunque acidi, si mangiano volentieri; meglio se in composta con zucchero e vino. La conserva è eccellente nella diarrea e dissenteria, specialmente dei bambini, nelle perdite sanguigne e nella febbre intermittente e palustre. I frutti immaturi e mezzo cotti, con foglie di alloro e semi di finocchio, si conservano nell’acqua salata come i peperoni. I semi torrefatti e uniti al caffè, danno un grato odore di vaniglia (il famoso caffe viennese). Con le foglie disseccate, si ottiene un the eccellente.

Crespino

Berberis vulgaris, L.

Nomi DIALETTALI: Crespin, Spini de croseta, Spino de gressole, Crespi, Scarpi.

DESCRIZIONE: Fruttice; foglie oblungate od ovate, seghettato-cigliate, in fascetti nell’ascella di una spina 5-3 partita; racemi sostenuti da peduncoli lunghetti e a molti fiori gialli con 6 sepali, 6 petali e 6 stami; la bacca è rossastra allungata.

H: comune in mezzo alle siepi, lungo le strade e nei boschi cedui.

P: foglie, germogli, bacche e corteccia.

F: Berberidacee.

Foglie e germogli giovani si mangiano in insalata e si cuociono nella minestra. Le bacche servono per far bibite rinfrescanti. Cotte con miele o zucchero, giovano come aperitivo, promuovono 1’orina e favoriscono 1’appetito. Non devono usarne i sofferenti di ventricolo, d’asma e di ventosità. Il succo delle bacche somministra un buon aceto. Un litro di questo succo è sufficiente per cambiare in aceto 100 litri di vino buono, se lasciato per alcuni giorni al caldo. La corteccia interna, specialmente quella della radice, cotta o scottante, rinforza depurando; quindi si usa nei mali di fegato, itterizia, costipazione, mal di reni e degli organi secretori 1’orina, nella colica renale. Si fa il the in dose di 40 gr. in 1 litro d’acqua.